Ponte Morandi, Benetton: "Siamo rimasti in silenzio per rispetto"

Ponte Morandi, Benetton:

Nelle stesse ore in cui avveniva l'attesa accelerazione delle indagini, Gilberto Benetton, uno dei rampolli della dinastia di Ponzano Veneto decideva, dopo più di tre settimane di silenzio dai fatti, di rilasciare un'intervista al Corriere della Sera.

Gilberto Benetton non intende delineare responsabilità prima che le verifiche abbiano fatto il loro corso: "Se nel caso di Autostrade sono stati commessi degli errori, quando si sarà accertato compiutamente l'accaduto verranno prese le decisioni che sarà giusto prendere". L'imprenditore ha inoltre ricordato il giorno della tragedia: "Ero in vacanza, come credo la maggior parte degli Italiani. Siamo stati costantemente vicini, nel ruolo di azionisti, alle decisioni prese dai manager di Autostrade per l'Italia, e al lavoro che loro hanno svolto per iniziare a capire ciò che era successo e per mettere a punto i primi interventi e i primi aiuti alla città di Genova, interventi che continuano con grande determinazione e per affrontare le difficoltà che i cittadini continuano a vivere".

Benetton ha spiegato il perché di quello che è apparso un silenzio da parte della sua famiglia.

"Dalle nostre parti il silenzio è considerato segno di rispetto", così Benetton si giustifica in merito agli attacchi per essere apparsi quanto meno disinteressati alla tragedia. "Ha però comunicato con parole chiare e inequivocabili un pensiero di cordoglio alle famiglie delle vittime". Con altrettanta fermezza abbiamo dichiarato che verrà fatto tutto ciò che è in nostro potere per favorire l'accertamento della verità e delle responsabilità dell'accaduto.

Benetton ha poi confermato di avere "la massima stima e fiducia" nei confronti del presidente di Edizione, di Atlantia e di Autostrade per l'Italia Fabio Cerchiai, e di essere convinto "della serietà, della competenza e dell'eccellenza del management" di Aspi e di Atlantia.

La famiglia che dà il nome al noto marchio d'abbigliamento è stata criticata anche perché, poche ore dopo il disastro, si è riunita per una festa a Cortina.

Quanto al fatto che molti pensano che l'acquisto di Autostrade sia stato un regalo dei governi di centrosinistra, Gilberto Benetton fa notare che "negli anni '90 si decise di privatizzare a causa del debito pubblico per poter entrare nell'euro". Anche Autostrade per l'Italia fu messa sul mercato con un'asta pubblica. E soprattutto non hanno mai pagato nessuno. Guardi anche i bilanci delle controllate, ricordo solo un caso in cui nel marzo 2006 il consiglio di Atlantia approvò la proposta del management affinché la società facesse un finanziamento pubblico a tutti, sottolineo tutti, i partiti dell'arco costituzionale, finanziamenti regolarmente iscritti nel bilancio secondo la legge.

Avete parlato con il governo attuale, con chi vi accusa? "Per un confronto serve un clima costruttivo", dice Benetton. Per Salvini siamo 'senza cuore'? "Dispiace, molto, ma io credo che Salvini conosca gli imprenditori e sappia quello che c'è nei loro cuori".

L'imprenditore ha poi voluto ribadire che il gruppo aziendale "è certo della totale volontà di collaborazione con le istituzioni e le autorità preposte".

Il tema della nazionalizzazione, di cui si parla ora, "sembra diventato un tema politico, dunque al di fuori di ciò di cui mi occupo".

Al momento la convenzione 2013-2038 prevede investimenti per 10,34 miliardi oltre a 7,5 miliardi di manutenzione ordinaria, in cambio di un costo medio ponderato del capitale (Wacc), pari alla remunerazione "congrua" del capitale, del 10,21% ante imposte (ossia del 7,09% visto che Autostrade per l'Italia sconta un tax rate del 30,6%).

Riguardo Abertis, l'imprenditore la definisce "un'operazione importantissima per Atlantia e per l'Italia, che è stata chiusa e definita e che, guidata dall'amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci, proseguirà come è stato pianificato".

"Si, avremmo potuto fermarci molto tempo fa, goderci la vita con quello che avevamo creato".

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