Migranti, Amnesty accusa: "Ue, Italia e Malta responsabili delle morti in mare"

Migranti, Amnesty accusa:

Per questo, secondo l'Ong, "i governi europei sono collusi con le autorità libiche per contenere in Libia i rifugiati e i migranti, a dispetto degli orribili abusi che rischiano per mano della Guardia Costiera libica e nei centri di detenzione in Libia".

Nel briefing pubblicato oggi, "Fra il diavolo e il mare profondo". Quindi, Amnesty international punta il dito direttamente contro Italia e Malta.

Nel giorno in cui il premier Giuseppe Conte, nella consueta conferenza stampa prima delle ferie estive, ha spiegato chiaramente che "l'interesse primario" dell'Italia è "stabilizzare la Libia" arrivando a "elezioni presidenziali e parlamentari che dovranno svolgersi con adeguate garanzie" ma "senza fretta e senza "pretese egemoniche" arriva il duro attacco di Amnesty International che accusa il Paesi dell'Unione Europea, e in particolare l'Italia, di essere "collusi con il governo libico", di "usare le vite umane come moneta di scambio" e di aver "provocato 721 morti in mare solo tra giugno e luglio".

"Nonostante il calo del numero di persone che tentano di attraversare il Mediterraneo negli ultimi mesi, il numero di morti in mare è aumentato".

Le politiche europee hanno aiutato la Guardia costiera libica a intercettare persone in mare, abbassato la priorità delle operazioni di salvataggio e ostacolato il vitale lavoro di salvataggio svolto dalle Ong.

"I progetti di estendere questa politica di esternalizzazione in altri paesi sono profondamente preoccupanti" continua de Bellis. La responsabilità per il numero crescente di vittime ricade sui governi europei che sono più preoccupati di tenere le persone fuori piuttosto che salvare vite umane. "Virtualmente - scrive Amnesty - sono tutte persone intercettate in mare e riportate in Libia dalla Guardia Costiera libica che è equipaggiata, addestrata e supportata da governi europei". Secondo l'ong, a fronte dell'incapacità dell'Unione europea di riformare il Regolamento di Dublino, "l'Italia ha iniziato a chiudere i porti alle navi che trasportavano persone soccorse".

Ingiustificati ritardi per lo sbarco hanno costretto persone con bisogno di assistenza urgente - fra cui feriti, donne incinte, sopravvissuti alla tortura, persone traumatizzate da naufragi e minori non accompagnati - a rimanere in mare per molti giorni. "Nel suo rifiuto insensibile degli sbarchi di rifugiati e i migranti nei suoi porti, l'Italia usa le vite umane come moneta di scambio".

"E oltre a tutto questo, le autorità italiane e maltesi hanno calunniato, intimidito e criminalizzato le eroiche Ong che cercano di salvare vite in mare, hanno negato alle loro barche il permesso di sbarcare e le hanno anche sequestrate", denunciano inoltre da Amnesty.

Amnesty non ha neppure dimenticato di citare i casi in cui "si sarebbero verificate violazioni del diritto internazionale". C'è anche l'episodio di Josefa: nella notte tra il 16 e 17 luglio, la donna era stata trovata abbandonata in mare - insieme ad altri due corpi- su un'imbarcazione che stava affondando dopo un intervento della Guardia costiera libica. Tra questi anche 2mila donne e bambini.