Tria: "Reddito di cittadinanza e taglio delle tasse di pari passo"

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Si mettano l'anima in pace i nostalgici dell'Antico Regime e le loro propaggini in servizio permanente effettivo nei tg, gr, giornali e siti che cercano di seminare zizzania nel governo gialloverde e, all'uopo, confondendo i loro desideri politici con la realtà, inventano casi e ingigantiscono come fratture insanabili e devastanti le più piccole sottigliezze e differenze anche solo di tono, amplificando come prese di distanza i più banali dei piccoli distinguo terminologici. Anche la flat tax sarà valutata "in un quadro coerente di spesa". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giovanni Tria illustrando le linee programmatiche del Mef davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato a Montecitorio.

"Il Governo si adopererà per ottenere dall'Europa e da questo Parlamento gli spazi necessari per attuare le misure previste dal programma", garantendo allo stesso tempo che "non si abbia nessuna inversione di tendenza nel percorso strutturale" necessaria per "rafforzare la fiducia degli investitori internazionali" ha affermato Tria, aggiungendo poi che "serve un'azione immediata che dia il senso della svolta" sugli investimenti, "altrimenti sarà difficile contrattare in Europa" visto che "per anni si è chiesta flessibilità per gli investimenti e poi si è fatto il contrario".

"Una maggiore crescita economica - precisa il ministro - deve venire dalla graduale attuazione del programma di governo". "Inoltre - ha aggiunto - continueremo a muoverci in una direzione per cui non vi sarà peggioramento del saldo strutturale". È anche per questo che "saranno istituite tre task force, una in materia di welfare, una di fisco e una in materia di investimenti pubblici".

"Pur in un quadro positivo i dati" recenti "suggeriscono che la crescita sia continuata fino a tutto il secondo trimestre ma a un ritmo inferiore" dello stesso periodo del 2017 e "le stime interne più recenti indicano per il secondo trimestre un ritmo di crescita analogo" al primo.

Raggiungere un rapporto deficit/pil pari allo 0,8% nel 2019, come stima il Documento di economia e finanza, implica invece "un aggiustamento troppo drastico" e l'esecutivo, prosegue Tria, non ritiene "utile adottare politiche pesantemente pro cicliche" qualora fossero confermati i dati sul rallentamento della produzione e sulla discesa delle esportazioni. Insomma: "ci sono "rischi di una moderata revisione al ribasso per la previsione di crescita 2018" ma non è intenzione" del governo "adottare alcuna misura correttiva in corso d'anno" così come si eviteranno "misure che possano peggiorare i saldi".

La scuola dei neokeynesiani, cui appartiene Tria, tra l'altro declinabile in una miriade di sfumature, rappresenta l'ala più ortodossa nelle scienze economiche e forse più coerente anche con il profilo politico conservatore e di destra del ministro. "Fino a prova contraria non ce ne sono stati e su questo c'è unità nel governo". "Se si rinviano i provvedimenti rimane l'incertezza, bisogna costruire un programma che parta subito". Dalle sue parole si evince certo tutta la volontà a, rivendicare la "continuità rispetto a un pensiero sano e ovvio di chi dice che non si possono far saltare i conti".