Paolo Ruffini prefetto del Dicastero per la Comunicazione

Paolo Ruffini prefetto del Dicastero per la Comunicazione

Ha lavorato nella carta stampata: Il Mattino di Napoli (1979-1986); Il Messaggero di Roma (1986-1996); nel settore radiofonico: Giornale Radio Rai (1996-2002); Canale Gr Parlamento (1998-2002); Radio 1 (1999-2002); Inblu Radio (2014-2018); e nella televisione: Rai3 (2002-2011); La 7 (2011-2014); Tv2000 (2014-2018).

Il Dicastero vaticano per la Comunicazione è stato istituito da Papa Francesco con la Lettera apostolica del 27 giugno 2015. "E' un processo che sono anzi certo continuerà veloce". Papa Francesco ha nominato prefetto del dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini, finora direttore della rete televisiva della Conferenza Episcopale Italiana (Tv2000). E questa è la strada sulla quale dovremo tutti, io per primo, andare avanti. Con l'aiuto ed il sostegno della Cei e della Chiesa tutta - ha aggiunto Ruffini - abbiamo fatto crescere una bella Tv, una bella radio, un bell'universo web e social, una bella alternativa (sempre più condivisa) ad una comunicazione troppo spesso fondata su ciò che bello non è. Ringrazia il Papa "per questa fiducia. Siamo certi di trovare nel dottor Ruffini un interlocutore prezioso per continuare una collaborazione fruttuosa a servizio della missione della Chiesa". Quella di Papa Francesco è stata una chiamata che mi ha sorpreso e che non mi aspettavo, per un compito così grande da essere anche misura e ammonimento costante della mia personale piccolezza. Di fronte a questa chiamata potrò sempre e solo esprimere la mia gratitudine. "Il Santo Padre ha scelto un professionista stimato, una persona mite e lungimirante, un giornalista esperto, evidenziando ancora una volta quanto sia importante costruire percorsi e azioni che comunichino la Chiesa universale nella sua autenticità e nella sua bellezza", continua Padula. Paolo Ruffini prende ora il suo posto.

Il 21 marzo 2018 la Sala stampa vaticana ha annunciato le dimissioni di mons. Dario Edoardo Viganò dalla guida dell'allora Segreteria per la Comunicazione. Infine emerse un altro paragrafo di cui nessuno aveva parlato, in cui Benedetto motivava l'impossibilità a leggere i libri anche per la presenza tra i teologi autori del professor Peter Hünermann, tra coloro che avevano contestato il pontificato di Joseph Ratzinger.