Addio a Sergio Marchionne

Addio a Sergio Marchionne

Nell'ultimo periodo, era poi stato protagonista e artefice di una ulteriore evoluzione, per molti aspetti anche radicale, dei connotati dell'azienda di cui aveva assunto il timone 14 anni fa: lo spostamento del baricentro dell'azienda verso le auto premium; gli spin-off di Ferrari e CNH e il piano per scorporare anche Magneti Marelli; il tentativo di avvicinamento a General Motors; il progetto di rinnovare la tradizione del marchio Ferrari, di cui aveva assunto il timone nel 2014, aprendo ai suv e all'auto elettrica: sarebbe dovuto rimanere alla guida della casa del Cavallino ancora fino al 2021, dopo la presentazione a settembre prossimo del nuovo piano industriale. La sua vita professionale, però, ha lasciato un segno indelebile nella storia dell'imprenditoria mondiale. Io e la mia famiglia - conclude Elkann - gli saremo sempre riconoscenti per quello che ha fatto e siamo vicini a Manuela e ai figli, Alessio e Tyler. Una forza interiore che lo aveva condotto a confermare gli appuntamenti sull'agenda previsti per i primi giorni di luglio; ovvero dopo il ricovero all'ospedale di Zurigo avvenuto a fine giugno.

L'ospedale, riferisce l'agenzia di stampa svizzera Ats, ha precisato che durante la degenza "si è fatto ricorso a tutte le possibilità offerte dalla medicina di punta, ma il signor Marchionne purtroppo è deceduto". La situazione sarebbe poi precipitata all'inizio di questa settimana. Il signor Battezzato parla di Marchionne come di un uomo del quale "ci si potrebbe scrivere un libro".

Marchionne era uno che non faceva sconti, né ai collaboratori né alle controparti. La madre era di origini dalmate (Maria Zuccon). Per questo anche la Vecchia Signora è in questo momento in lutto. Non so se la filosofia mi abbia reso un avvocato migliore o mi renda un amministratore delegato migliore. L'uomo, dunque, dal cuore e dalla mente aperta, che voleva vedere con i suoi occhi le condizioni in cui lavoravano gli operai nelle fabbriche. L'operazione manageriale che porta la firma di Sergio Marchionne è forse una delle più grandi a livello globale. Al timone di FCA è arrivato l'americano Mike Manley, mentre a. d. di Ferrari è diventato Louis Camilleri con John Elkann nelle vesti di presidente. Un prestito che, senza un immediato cambio di rotta per un'azienda che perdeva più di due milioni di euro al giorno, avrebbe consegnato Fiat alle banche. In una grande azienda chi comanda è solo. La 'collective guilt', la responsabilità condivisa, non esiste.