Trump: "Russia va riammessa nel G8"

"Il G7, che una volta era il G8, ha buttato fuori la Russia, Ma ora "loro" dovrebbero riammetterla, perché dovrebbe essere al tavolo dei negoziati". La stessa cancelliera tedesca Angela Merkel era arrivata ad auspicare questa conclusione, sostenendo che nelle accese discussioni di questi giorni gli stati europei non dovranno scendere a compromessi, e che dovranno essere onesti sui risultati dei colloqui, senza ricorrere a un comunicato "annacquato". "Il presidente si recherà direttamente a Singapore dal Canada, in vista del suo incontro con il leader Kim Jong-un della Corea del Nord di martedì", ha annunciato la Casa Bianca, precisando che "a rappresentare gli Stati Uniti per il resto delle sessioni del G7 sarà Everett Eissenstat, sherpa del G7 e vice assistente del presidente per gli affari economici internazionali".

Commentando la richiesta, tuttavia, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato: "La Russia è concentrata su altri formati, separatamente dal G7".

Ultimo giorno del G7 a Charlevoix, in Canada. "E' nell'interesse di tutti". Intanto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, si dice convinto che sul tema i paesi europei esprimeranno un'unica posizione "magari non nei dettagli ma sulla linea generale".

Le critiche sono venute da entrambi gli schieramenti politici. "Sono stato il peggior incubo della Russia". Un pensiero anchilosato nella logica radicata della guerra fredda continua a leggere il mondo con la lente bipolare, imponendo all'Italia un'ortodossia di campo che oggi non ha più fondamento, se mai l'ha avuto, e che ne congela tutte le potenzialità geopolitiche in un allineamento passivo a un'America che non esiste più, e a un'Alleanza atlantica che la stesso presidente americano ha definito "obsolete". "Dovrebbero farla rientrare, la Russia". Poi ci trattano in modo iniquo. Il numero uno della Casa Bianca si era presentato "minaccioso" al G7, intimando agli Stati europei di cedere sul surplus commerciale ai dazi su alluminio e acciaio, altrimenti "ne avrebbe aggiunti altri". Il presidente francese ha catturato la mano del presidente americano e l'ha tenuta stretta così a lungo da lasciarci sopra il segno, nell'ennesima prova di forza tra i due leader. Il presidente francese, nei suoi numerosi bilaterali, ha sollecitato una posizione comune almeno sui dazi.

L'asse di Conte con Trump sull'apertura nei confronti di Mosca ha dunque un senso e una logica, purché non sia puramente al rimorchio delle capricciose priorità americane, tra queste un interesse evidente a sgretolare il traballante edificio europeo, un interesse condiviso peraltro dalla leadership russa.