Sulle Dolomiti il fossile della madre di tutte le lucertole

Sulle Dolomiti il fossile della madre di tutte le lucertole

Risale a circa 240 milioni di anni fa il più antico esemplare noto del gruppo animale degli squamati, che oggi comprende serpenti e lucertole: a documentarlo è fossile di un piccolo rettile, Megachirella wachtleri, venuto alla luce nelle Dolomiti.

La "Eva" di tutte le lucertole e dei serpenti fa la sua scalata dalle Dolomiti alla copertina di Nature, retrodatando di ben 75 milioni di anni l'origine dei rettili squamati, mentre il "Pollicino" degli spinosauri, con il suo artiglio conservato al Museo di Storia Naturale di Milano, afferra la pubblicazione sulla rivista PeerJ dimostrando di essere nato per nuotare e camminare in terreni paludosi.

Altrettanto importante, ha detto sempre Bernardi a "Le Scienze", è stata inoltre la collaborazione di vari enti di ricerca, fra cui "in particolare quella dell'Università dell'Alberta, che ha messo a disposizione un ricercatore, Simões, primo firmatario dell'articolo, che per oltre tre anni ha girato i musei di mezzo mondo per raccogliete i dati relativi a migliaia di reperti e rilevare per ciascuno di essi tutti i dati necessari alla creazione della matrice". Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Alla ricerca italiana, cui partecipano il Muse - Museo delle Scienze di Trento, il Centro di fisica teorica Abdus Salam di Trieste, il Centro Enrico Fermi di Roma e l'acceleratore di particelle Elettra di Trieste, la rivista Nature dedica la copertina: una ricostruzione dell'animale realizzata dal paleoartista milanese Davide Bonadonna.

Oggi il nostro pianeta è abitato da circa 10.000 specie di lucertole e serpenti, quasi il doppio delle specie di mammiferi.

Rinvenuto nei primi anni Duemila nelle Dolomiti del Trentino Alto Adige, il fossile era stato interpretato come appartenente a quello di un enigmatico rettile simile a una lucertola. Nonostante questa diversità, fino a ora, l'origine e le prime fasi dell'evoluzione di questi rettili erano rimaste avvolte nel mistero. L'impossibilità di estrarre il reperto dalla roccia non aveva tuttavia consentito di ricostruire con precisione le sue parentele evolutive rispetto agli altri rettili.

Il campione splendidamente preservato di Megachirella, grazie al quale gli autori hanno riscritto la storia evolutiva di lucertole e serpenti.

Immagine di apertura. Megachirella si avventura tra la lussureggiante vegetazione che circa 240 milioni di anni fa ornava le spiagge dolomitiche.

La tecnica di microCT è simile ai sistemi Tac ospedalieri, ma permettono di ottenere dettagli di gran lunga maggiore e consente di dare vita ad un modello 3D virtuale delle parti esterne e interne dei campioni analizzati con risoluzione estremamente dettagliata. Per Federico Bernardini, ricercatore dell'ICTP e del Centro Fermi, "appena abbiamo visualizzato i risultati dell'analisi ci siamo resi conto che eravamo i primi, dopo milioni di anni, a poter osservare la faccia ancora nascosta di Megachirella, ossia quella inglobata nella roccia: una grande emozione".

Spiega Lucia Mancini, ricercatrice presso Centro di ricerca internazionale Elettra: "Quando i colleghi del Muse hanno portato ad Elettra il fossile di Megachirella ero entusiasta per questa opportunità e al tempo stesso consapevole delle difficoltà tecniche che un'analisi mediante microCT poteva comportare".