Rapporto AlmaLaurea: Unifg primo ateneo in Puglia

Rapporto AlmaLaurea: Unifg primo ateneo in Puglia

Nel 2017 quasi la metà dei laureati (46,2%) ha conseguito il titolo nella stessa provincia in cui ha ottenuto il diploma di scuola secondaria di secondo grado. L'età media alla laurea è 25,6 anni (24,6 per triennale e 26,8 per magistrali).

L'81,7% dei laureati ha svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi rispetto al 57,9% della media nazionale, ha compiuto un'esperienza di studio all'estero riconosciuta dal corso di laurea (Erasmus in primo luogo) il 7,2% dei laureati, il 63,0% dei laureati ha svolto un'attività lavorativa durante gli studi universitari. Il voto medio di laurea è stato di 108,4/110 e il 79,2% si è laureato in corso.

Tiene anche il giudizio positivo sulla qualità della formazione professionale acquisita nel cursus studiorum, considerata molto adeguata dal 62,9% de laureati, poco dal 32,1% e per niente per il 4,9%. "Ben il 90,5% degli intervistati ha infatti valutato positivamente il proprio percorso, e il 72,3% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso nel nostro Ateneo".

L'Indagine sulla Condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 8.615 laureati dell'Università di Parma.

L'Indagine ha coinvolto 2.348 laureati triennali del 2016 contattati dopo un anno dal titolo (nel 2017). Il 37,0% dei laureati di primo livello, dopo il conseguimento del titolo, decide di proseguire il percorso formativo iscrivendosi ad un corso di secondo livello (marginale la quota di chi si iscrive ad un corso triennale). Nell'ultimo quadriennio le retribuzioni reali percepite dai laureati a un anno risultano in crescita: +9,7 per cento per i laureati di primo livello. I dati appena riportati, visti in comparazione con le caratteristiche del mercato del lavoro locale, indicano chiaramente che investire in un corso di studi universitari fornisce un vantaggio competitivo, consentendo ai laureati di trovare più facilmente una collocazione nel mercato del lavoro. Il 25,7% degli occupati può contare su un lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 44,3% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato). Il lavoro part-time coinvolge il 40,7% degli occupati.

Per i laureati magistrali a un anno dal titolo il tasso di occupazione è l'84,4% e a cinque anni dal titolo sale all'94,1%, e retribuzioni a 1659 euro mensili netti. Ma quanti fanno quello per cui hanno studiato? E quanti si iscriverebbero di nuovo all'Università?

Per quanto riguarda il lavoro, anche in questo caso l'aspetto più rilevante (80,3%) è considerato quello dell'acquisizione di professionalità seguito (72,9%) dalla stabilità/sicurezza del posto di lavoro. Più nel dettaglio, il 61,0% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all'università.

A un anno dal titolo il tasso di occupazione tra i laureati magistrali biennali è pari al 76,2%, mentre a cinque anni raggiunge il 91,4%. Il tasso di disoccupazione, calcolato sulle forze di lavoro, è pari al 10,6%. Il 48,3% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 12,9% ha invece cambiato lavoro; il 38,8% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo. Il 6,1% svolge un'attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.). Il lavoro part-time coinvolge il 20,1% degli occupati. La retribuzione è in media 1.429 euro mensili netti (1.741 dopo cinque anni). Il tasso di disoccupazione è pari al 13,2%. Svolge un lavoro autonomo il 13,8%.

Il lavoro part-time coinvolge il 14,5% degli occupati. Lo stipendio medio netto è 1.276 euro al mese. Il 41,7% degli occupati ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro che sta svolgendo.