La Bce pone fine al Qe: quanto rischia l'Italia?

La Bce pone fine al Qe: quanto rischia l'Italia?

Il Board della BCE "ha fatto un'attenta analisi dei progressi che sono stati fatti sui prezzi", evidenziando che c'è stato "un sostanzioso progresso dell'inflazione" verso il target del 2%. Al di là di isolate promozioni (che arrivano a garantire fino al 2,5% annuo lordo, ma a fronte di giacenze non svincolabili fino a 60 mesi) oggi l'offerta di uno dei prodotti che in passato aveva attirato l'interesse dei risparmiatori è piuttosto magra.

Ampiamente attesa, la decisione della Bce di porre un termine al quantitative easing tiene comunque accesi i riflettori sul Consiglio direttivo della Banca centrale europea in corso a Riga, in Lettonia. Innanzitutto, quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo "continuerà a effettuare acquisti netti nell'ambito del programma di acquisto di attività all'attuale ritmo mensile di 30 miliardi di euro sino alla fine di settembre 2018".

Certo che la fine del denaro facile e della politica accomodante sui tassi, che Mario Draghi ha annunciato fra la fine di quest'anno e la prima metà del prossimo, complicherà la vita.

Al termine del meeting la Bce ha diffuso le nuove stime trimestrali dello staff su crescita e inflazione della zona euro.

Intanto allarmano le dichiarazioni rilasciate ieri pomeriggio dal Ministro dell'Economia tedesco Altmaier: " I rischi d'instabilità economica per l'Eurozona sono all'orizzonte, la politica estera e commerciale degli Stati Uniti e la formazione di un governo euroscettico in Italia diminuiscono le possibilità di crescita di tutta l'UE e creano le condizioni per un rallentamento in termini d'investimenti che si riflette necessariamente in maniera negativa sull'economia reale".

"Apparentemente la scelta tra giugno e luglio per rendere nota l'evoluzione futura del Qe (che appare essere indirizzata verso l'ipotesi di ultimo round di acquisti in forma più smorzata nell'ultimo trimestre del 2018, per evitare un'interruzione brusca a settembre) potrebbe sembrare sostanzialmente irrilevante, vista la distanza di solo un mese", spiega Antonio Cesarano, Chief Global Strategist a Intermonte Sim. Ecco cosa cambierà in Italia. Draghi proprio al suo paese di origine ha indirizzato una frecciatina: “L'euro è irreversibile, perché è forte, perché le persone lo vogliono e perché non giova a nessuno metterlo in discussione”.