Cannabis light, il Consiglio Superiore di Sanità blocca la vendita

Cannabis light, il Consiglio Superiore di Sanità blocca la vendita

"Abbiamo sentito questo parere del Consiglio superiore della Sanità sulla cannabis light - hanno spiegato i titolari - e nel caso si decidesse di vietarne la vendita i primi ad essere colpiti saremmo proprio noi".

E' giunta come un fulmine a ciel sereno la notizia del parere negativo del Consiglio Superiore della Sanità rispetto alla commercializzazione della cosiddetta cannabis light. Sarebbero circa 700 i negozi che vendono cannabis light, nell'ultimo anno ne sono stati aperti diversi anche a Catania e Palermo ma non solo.

Risposte (tranne la numero 4) tratte dal libro Cannabis e Marijuana di Daniela Parolaro, Riccardo Fesce, Claudia Valtorta, Franco Angeli Ed., in accordo con la Casa editrice.

COS'E' - Cos'è il Consiglio superiore di sanità?

Questo naturalmente è il parere del CSS che è importante sottolineare non è vincolante per il Ministero della Salute. Nel frattempo, riporta Repubblica, il ministero della Salute ha chiesto anche il parere dell'Avvocatura di stato. Due i quesiti posti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana, e se possano essere messi in commercio e a quali condizioni.

Queste le motivazioni: "La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine". Grillo ha fatto sapere di aver "investito della questione l'Avvocatura generale dello Stato per un parere, anche sulla base di elementi da raccogliere dalle altre amministrazioni competenti". "Non appena riceverò tali indicazioni assumerò le decisioni necessarie, d'intesa con gli altri ministri".

In merito al secondo quesito il Css ritiene che "tra le finalità della coltivazione della canapa industriale, prevista dalla legge 242/2016 non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di cannabis o cannabis light o cannabis leggera, in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione".