Astori, nuova perizia smentisce la bradiaritmia: "Non morì nel sonno"

Astori, nuova perizia smentisce la bradiaritmia:

Si dice anche che si sarebbe trattata della prima volta in cui tale patologia si sarebbe manifestata in modo così violento.

A fermare il cuore del capitano della Fiorentina Davide Astori sarebbe stata dunque una "tachiaritmia", un'accelerazione improvvisa del battito cardiaco "che non avrebbe dato scampo all'atleta". Ipotesi che oggi è stata completamente ribaltata. Per lo meno non lo è per i professori Carlo Moreschi e Gaetano Thiene, che hanno consegnato in questi giorni i risultati della perizia sulla morte di Davide Astori. Primo e ultimo sintomo della malattia del difensore azzurro, che avrebbe forse avuto qualche possibilità di salvarsi se avesse condiviso la camera con un compagno o con qualcuno in grado di dare l'allarme e chiamare i soccorsi. E noi possiamo solo immaginare l'ulteriore dolore della famiglia del ragazzo e di Francesca Fioretti, che per il bene della figlia Vittoria sta cercando di riprendere in mano la sua vita. "Era sereno, gentile, allegro, come sempre", aveva dichiarato in lacrime Marco Sportiello, portiere della Fiorentina con il quale aveva giocato alla playstation fino alle 23 di quella sera. La mattina dopo, la tragica scoperta.

"Astori, l'inchiesta sulla morte passa alla Procura di Firenze", scrive quest'oggi il Corriere Fiorentino raccontando che la Procura di Udine ha trasmesso il fascicolo sulla morte del capitano della Fiorentina alla Procura guidata da Giuseppe Creazzo. Viene alla mente la tragedia di un altro calciatore, Piermario Morosini, morto sul campo nel 2012 per una "cardiomiopatia aritmogena". E ora, a tre mesi dalla morte, passa a Firenze dove Astori giocava dal 2015.