Usa: Gerusalemme capitale Israele ma no decisione su status finale

Usa: Gerusalemme capitale Israele ma no decisione su status finale

Sia Clinton che Bush, nel corso delle loro campagne elettorali, avevano detto di volere spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, ma che poi avevano cambiato idea una volta diventati presidenti. In particolare a Betlemme e ad Hebron, ma sono segnalati in altre località come Kalandia, a nord di Gerusalemme.

Esplode la rabbia dei palestinesi nel giorno dell'apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme ed è un massacro: oltre 40 morti, fra i quali diversi minori, e quasi 2.000 feriti, a metà pomeriggio, mentre divampano violentissimi gli scontri lungo la barriera di confine con Gaza, oscurata da una cortina di fumo di pneumatici bruciati. Tra gli striscioni esposti, il classico "Free Palestine" e anche "Mexico and Palestine: Segregation is a crime" che rimanda alla doppia responsabilità del presidente americano Donald Trump.

Intanto, la Turchia e il Sudafrica hanno richiamato in patria i propri ambasciatori come segno di protesta per i morti palestinesi. In questi giorni si celebrano anche i 70 anni da una parte la creazione dello Stato di Israele, e dall'altra della Nakba, la "catastrofe" in lingua araba, l'esodo di 700mila palestinesi in seguito alla sconfitta. L'evento inizierà alle 16, ora locale, le 15 italiane, e vedra la partecipazione di centinaia di invitati.

Il presidente non era presente, ma è intervenuto con un messaggio video pre-registrato.

Trump ha sottolineato che Gerusalemme è stata anticamente fondata dal popolo ebraico e per questo gli Stati Uniti hanno riconosciuto la città come capitale di Israele. Gli Stati Uniti, ha aggiunto Trump, "mantengono il loro impegno per facilitare un accordo di pace duraturo".

Anche il Vice-segretario di Stato, John Sullivan ha voluto dare il suo contributo al principio di realtà, affermando che la decisione di Trump su Gerusalemme era un "magnifico tributo alla pace".

Tra le vittime c'è una bimba di soli 8 mesi, rimasta intossicata dopo aver inalato gas lacrimogeni.

La bimba si chiamava Leila al-Ghandhour e si trovava sul posto insieme ai genitori: non è chiaro quanto la famiglia fosse vicina alla barriera di sicurezza dove sono avvenuti gli scontri più violenti.

Amnesty International ha denunciato una violazione dei diritti dell'uomo. Fin dalla mattina i primi manifestanti palestinesi si sono avvicinati ai reticolati con l'intenzione di tagliare il filo spinato per andare oltre la frontiera.

Inoltre, il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, ha lanciato un appello alla jihad.

Arriva la condanna da parte del ministro degli esteri egiziano, il quale "ha espresso la propria forte condanna degli attacchi compiuti dalle forze di occupazione israeliane contro civili palestinesi disarmati causando finora 37 martiri e più di 1.600 feriti".

La sede diplomatica americana ha aperto oggi i battenti tra le proteste palestinesi.