Ricerca: ecco Hannes, la mano robot che restituisce 90% funzionalità

Ricerca: ecco Hannes, la mano robot che restituisce 90% funzionalità

Dopo la mano bionica Hannes (il nome è un omaggio al professor Schimidl a cui si deve l'avvio dell'attività di ricerca al Centro protesi di Vigorso di Budrio dell'Inail e la prima protesi mioelettrica del 1965) Inail e Itt si preparano a lanciare altri progetti innovativi: un esoscheletro per la mobilità dei paraplegici, nonché protesi per la riabilitazione di spalla, braccia e gambe.

Una mano artificiale rivoluzionaria, una protesi hi-tech che può davvero cambiare il mondo, in più anche più economica di quelle attuali: una mano che piega le dita e può afferrare oggetti con un'efficienza pari al 90% di quella di una mano naturale e non richiede bisturi. Il pollice, in particolare, è orientabile in tre diverse posizioni e rende possibili i tipi di prese necessarie nella vita di tutti i giorni: il "pinch grasp", pollice e indice in opposizione, per manipolare oggetti di piccole dimensioni come una penna o un chiodo, "power grasp", per spostare oggetti di peso elevato, fino a circa 15 chilogrammi, e il "lateral grip", per afferrare oggetti molto sottili come fogli o carte di credito.

"'Hannes' e' stata progettata affinche' conformazione, peso e qualita' dei movimenti siano quanto piu' possibile equiparabili a quelli di una mano reale- hanno spiegato Rinaldo Sacchetti e Lorenzo De Michieli, del team scientifico Inail-IIT- per far si' che le persone amputate percepiscano la protesi come una parte di se' e non come un elemento estraneo". E ha anche una presa dinamica, nel senso che le dita agiscono per mantenere una presa stabile anche se l'oggetto si muove. Il punto di partenza è stato il robot umanoide iCub costruito nel 2010: "Una palestra per sviluppare componenti al servizio dell'uomo", le parole del direttore scientifico Roberto Cingolani. Il sistema di controllo di Hannes sfrutta gli impulsi elettrici che provengono dalla contrazione dei muscoli della parte residua dell'arto. "I due sensori che ricevono e interpretano il segnale elettrico proveniente dal cervello, attivando il movimento desiderato del polso o della mano, sono infatti posizionati all'interno dell'invaso della protesi, la parte a contatto con l'arto residuo, risultando così invisibili all'esterno e impercettibili dal paziente". "La sua peculiarita' risiede nella parte meccanica, che e' unica nel suo genere e conferisce alla mano poliarticolata versatilita' e naturalezza nel movimento, elementi che la caratterizzano insieme alla resistenza dei materiali e alla semplicita' d'uso". La personalizzazione della mano è garantita da un software che, via Bluetooth, permette di calibrare i parametri in base alle esigenze del paziente. L'uomo, 64 anni, di Sant'Agata Bolognese, era un metalmeccanico ed è stato costretto ad amputare la mano destra all'etù di 16 anni a causa di un incidente sul lavoro. "Prima utilizzavo una protesi solo per funzioni estetiche, invece oggi sto riprovando la sensazione di utilizzare di nuovo entrambe le mani". Perché questa mano robotica, in commercio dal 2019, è in grado di adattarsi alla loro forma e, non meno importante, di resistere ad eventuali sollecitazioni esterne (immaginate una folata di vento mentre impugnate un ombrello).