Pamela: Procura, "Violentata da Oseghale"

Pamela: Procura,

Questo quanto emerso questa mattina nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il procuratore capo, Giovanni Giorgio, il comandante provinciale dei carabinieri, Michele Roberti, e il comandante del reparto operativo dell'Arma, Walter Fava.

La Procura ha ottenuto dal gip una nuova misura cautelare in carcere per omicidio a carico di Oseghale. Secondo il giudice Oseghale avrebbe ucciso Pamela per paura, per evitare di trovarsi nei guai dopo che la ragazza si è sentita male. Con Oseghale che, probabilmente preso dal panico, ha inferto colpi mortali alla diciottenne. "Infatti abbiamo già denunciato una fuga di notizie che rischia di compromettere le indagini", ha asserito 'avvocato Verni, polemico sulla fuoriuscita di informazioni che sarebbero dovute restare segrete.

Per la Procura, l'accusa di abuso sessuale sarebbe avvalorata anche dalla "cura maniacale" messa da Oseghale per far sparire le tracce del rapporto violento, pulendo con la candeggina e asportando gli organi genitali della ragazza.

Particolari agghiaccianti, difficili anche da raccontare e riportare. Quello che rimane da capire é come sia avvenuto l'omicidio e se il principale indiziato possa aver realmente agito da solo. Si tratta del terzo provvedimento restrittivo per il nigeriano, che nei giorni scorsi era stato raggiunto, nella sua cella ad Ascoli Piceno, da un provvedimento analogo anche per lo spaccio di droga. Il procuratore di Macerata Giovanni Giorgio ha rivelato una frase terribile pronunciata da Desmond Lucky, uno dei tre nigeriani arrestati per l'uccisione e lo smembramento della ragazza romana di 18 anni: per Lucky sezionare un corpo "è una cosa di poco conto, un gioco da bambini", avrebbe detto in una conversazione intercettata in carcere con Awelima Lucky, fermato per gli stessi reati.

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha proclamato il lutto cittadino per il 5 maggio, giorno in cui saranno celebrati i funerali della vittima.

La seconda autopsia, invece, ha stabilito con chiarezza che Pamela Matropietro "era ancora a cuore battente", cioè viva, quando le sono state sferrate due pugnalate al fegato. "Le dichiarazioni sono quindi discordanti".