Le suore di clausura cedono alla tentazione web

Le suore di clausura cedono alla tentazione web

Eattamente come accade nella vita laica, il "rumore" delle chat e degli scambi di informazioni può allontanare dai propri obiettivi e soprattutto dala propria spiritulità: "Si può svuotare il silenzio contemplativo quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole". La sobrietà richiesta non riguarda solo i "contenuti" ma anche la "quantità delle informazioni" e il "tipo di comunicazione", affinché "siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie e non occasione di dissipazione o di evasione della vita fraterna": l'uso dei mezzi di comunicazione, per motivo di informazione, di formazione o di lavoro, "può essere consentito nel monastero, con prudente discernimento, ad utilità comune". Ebbene, il Vaticano ha dato il via libera all'uso dei social con "sobrietà e discrezione" al fine di non "svuotare il silenzio contemplativo" riempiendolo di "rumori, notizie e parole". Le indicazioni arrivano in un contesto in cui, nemmeno dietro le grate, è possibile fare a meno completamente del rapporto con il mondo.

Le suore di clausura diventano "social", purché mantengano una certa "sobrietà" e agiscano con "discrezione". Oppure le carmelitane basche di Hondarriba, della diocesi di San Sebastian, che recentemente hanno fatto parlare il mondo per la loro solidarietà alla ragazza stuprata dal branco a Pamplona. Ma il mondo cambia. Non è una bufala come quelle che girano quotidianamente sul web ma il contenuto di una epistola del Vaticano (intitolata Cor Orans) che detta le regole che, di fatto, certificano una realtà forse già diffusa e pertanto oramai inevitabile. "La modalità della separazione dall'esterno dello spazio esclusivamente riservato alle monache deve essere materiale ed efficace, non solo simbolica o spirituale", chiarisce la "Cor Orans". Via le grate? No grazie.