I 40 anni della legge Basaglia. Domenica si corre la Folle Corsa

I 40 anni della legge Basaglia. Domenica si corre la Folle Corsa

Da allora sono venti milioni gli italiani che sono stati "curati senza bisogno di manicomi", considerati umani da assistere e non più pazzi da tenere lontano dalla società. "Inoltre i fondi sono insufficienti". "Visto da vicino nessuno è normale" diceva Franco Basaglia.

La legge in sé è durata solo pochi mesi, ossia fino all'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (23 dicembre 1978).

Prima della famosa legge era vigente la legge 36 del 1904, per la quale venivano internate nei manicomi le persone "affette per qualunque causa da alienazione mentale".

Nel periodo fascista il manicomio fu una sorta di "arma" per i dissidenti politici che venivano allontanati dalla società e controllati.

Di questi circa il 20 per cento degli utenti ha problemi di schizofrenia o altri disturbi mentali dello spettro autistico, il 31 per cento ha disturbi dell'umore (soprattutto depressione maggiore e disturbo bipolare), il 13,5 per cento degli utenti soffre di disturbi nevrotici (disturbo ossessivo compulsivo, stress post traumatico, di panico o da ansia).

Nonostante i grandi passi avanti fatti negli ultimi anni, in Italia la situazione dell'assistenza psichiatrica non è delle più rosee.

Questo cambiamento di paradigma si è accompagnato alla rinascita delle emozioni dello psichiatra nella conoscenza e nella cura della sofferenza psichica: non più considerata come qualcosa da analizzare con la freddezza di un chirurgo che taglia, e ricompone, un organo malato, ma come una ferita viva e sanguinante da arginare con la pazienza, e con la immedesimazione nella storia della vita dei pazienti.

Domenica 13 maggio, a partire dalle ore 17, i viali del Parco saranno i luoghi di un itinerario commemorativo per ricordare l'introduzione 40 anni fa della legge Basaglia, alla presenza del sindaco Casciano, l'assessore Cavallone, l'assessore regionale Antonella Parigi, il direttore generale dell'ASL TO3 Flavio Boraso e la vice presidente del Senato Anna Rossomando. Ma su 21 regioni e province autonome, in 14 si è al di sotto dello standard, specialmente nel Centro Sud, spiegano ancora.