Usa - Cina: è ancora guerra dei dazi

Usa - Cina: è ancora guerra dei dazi

Il presidente Usa Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping a Pechino lo scorso 9 novembre.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha fatto pubblicare il 4 aprile 2018 la lista dei prodotti provenienti dalla Cina che saranno sottoposti a dazi del 25 per cento, per un valore complessivo pari a circa 50 miliardi di dollari.

Nei giorni scorsi l'amministrazione Trump aveva già proposto dazi del 25% sulle importazioni di merci cinesi per un valore di 50 miliardi di dollari. Ora abbiamo un deficit commerciale di 500 miliardi di dollari l'anno, con altri 300 miliardi di dollari per furto di proprietà intellettuale. È chiaro che queste sono le prime mosse e che sicuramente se gli attori non dovessero cambiare, lo scenario futuro si prospetta decisamente preoccupante e parecchio mutevole. E non siamo che all'inizio. Wall Street non ha certo apprezzato tali decisioni, anzi la reazione è stata pessima e questa atmosfera di instabilità sappiamo essere decisamente controproducente per gli investimenti.

Come si nota, le criticità fiscali dell'ossimorica "stabile organizzazione virtuale", toccano anche gli Stati Uniti, a causa della loro struttura federale, anche se riguardano le imposte indirette e non quelle dirette. "Non possiamo lasciare che questo continui!", ha aggiunto. Il dato più atteso di giornata è quello sul lavoro americano, che però viene offuscato dalle tensioni commerciali: numeri superiori alle aspettative porterebbero la Fed a spostare la bilancia verso un atteggiamento più "da falco". Dopodiché l'amministrazione Usa valuterà come procedere.

In realtà sia da pate statunitense che da parte cinese non si è ancora arrivati alle bordate vere e proprie: sono stati semplicemente caricati i cannoni.

Allora Trump intensifica la pressione su Amazon, che è invece una macchina da soldi e in questo caso non ha torto: perché i mercati finanziari tengano l'amministrazone americana deve fare in modo che mentre cerca di proteggere, più o meno ingiustamente la propria industria in borsa paghino solo quelle aziende che hanno i soldi per pagare.Il che implica attaccare alcuni oligopoli.