Trattativa Stato-mafia, Mori e Dell'Utri condannati a 12 anni

Trattativa Stato-mafia, Mori e Dell'Utri condannati a 12 anni

L'ex ministro dell'Interno era accusato di falsa testimonianza. Per lui i pm hanno chiesto la condanna a 12 anni.

I giudici sono entrati in camera di consiglio il 16 aprile e hanno emesso il verdetto nell'aula bunker del carcere Pagliarelli.

Iniziato il 27 maggio 2013, in questi 5 anni sono state celebrate oltre 200 udienze, ed ascoltati centinaia i testi.

I pubblici ministeri Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi avevano chiesto 15 anni per l'ex generale Mario Mori, 12 anni per l'ex generale Antonio Subranni e l'ex colonnello Giuseppe De Donno, e 12 anni anche per Marcello Dell'Utri.

12 anni anche per Marcello Dell'Utri, ex senatore di Forza Italia, Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, ex vertici del Ros.

L'accusa è di minaccia e violenza a corpo politico dello Stato: una fattispecie che gli imputati avrebbero commesso intimidendo il governo per ottenere l'ammorbidimento della lotta a Cosa nostra in cambio della fine delle stragi nonchè la cancellazione della condanna a morte emessa da Cosa nostra nei confrotni di alcuni politici. Proposti 6 anni di carcere per Mancino.

Dodici gli anni di reclusione che erano stati chiesti per Antonino Cinà. Prescritte le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca. "Esponenti delle istituzioni hanno ceduto, per paura o incompetenza, illudendosi che la concessione di una attenuazione del regime carcerario del 41 bis potesse far cessare le bombe e il piano criminale di devastazione di vite e obiettivi". "Quello che scatenò la reazione negativa in Cosa nostra - ha spiegato - non furono tanto le condanne quanto la diversità nel trattamento riservata ad alcuni uomini d'onore che ebbero pene minime". E in quel periodo c'era un comprimario occulto, una intelligenza esterna - è la tesi sostenuta dall'accusa - che premeva per la linea della distensione.