TIM in denaro, è muro contro muro tra Vivendi ed Elliott

TIM in denaro, è muro contro muro tra Vivendi ed Elliott

Nella comunicazione inviata alla Sec, l'organismo di controllo della Borsa americana, il fondo guidato da Paul Singer ha infatti dichiarato di possedere l'8,8% di azioni ordinarie Tim e il 2,9% delle risparmio; a questa posizioni si aggiungono opzioni esercitabili nel 2019 per il 4,93% che portano la quota potenziale delle ordinarie al 13,73%. (Leggi anche: Telecom, una storia tra Stato e mercato). Elliott ricorda che il valore nascosto dovuto al mancato scorporo dell'infrastruttura di Tim rappresenta il 41% della capitalizzazione di mercato. La documentazione della Sec precisa che il prezzo di esercizio delle call option è di 0,895 euro (le corrispondenti put option hanno invece uno strike price di 0,81 euro). "Riteniamo che il deconsolidamento di NetCo e Sparkle potrebbe consentire a Tim di massimizzare il valore delle sue attività e portare un effetto leva in linea con i competitor", prosegue Elliott che sottolinea ancora che "non ha senso per Tim competere con un altro network", riferendosi a Oper Fiber, la società avviata sotto gli auspici del governo Renzi da Enel e Cassa depositi e prestiti.

Ieri *Elliott *aveva presentato il proprio piano industriale che conferma la volontà di promuovere la societarizzazione della rete di TIM e un sostegno all'attuale piano industriale, bocciando però l'attuale governance espressione di Vivendi e promuovendo un'apertura della gestione della società.

Si è riunito il Consiglio di Amministrazione di TIM per valutare la decisione del Collegio Sindacale di integrare l'ordine del giorno dell'Assemblea del prossimo 24 aprile, in accoglimento della richiesta presentata dai soci Elliott International LP, Elliott Associates LP e The Liverpool Limited Partnership il 23 marzo 2018 ("preceduta da altra, invero di diverso tenore, del 14 marzo 2018", si legge in una nota). Elliott continua a ribadire che non si terrà l'assemblea del 4 maggio perché il cda sarà integrato il 24 aprile. Come Glass Lewis e Iss anche Frontis ha consigliato il voto a favore della nomina di Amos Genish ma contro la politica di remunerazione con motivazioni allineate a quelle degli altri due advisor. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.