Renato Vallanzasca verso la libertà

Renato Vallanzasca verso la libertà

Secondo il carcere, Vallanzasca "appare di un livello tale (tenuto conto della persona, della sua storia e del contesto) che non potrebbe progredire con altra detenzione". L'ex capo della banda della Comasina, noto come il bel Renè, protagonista della mala milanese, condannato a 4 ergastoli e 296 anni di carcere, ha avuto un "cambiamento profondo, intellettuale ed emotivo", "non potrebbe progredire con altra detenzione" e dunque si ritiene che "possa essere ammesso alla liberazione condizionale", ossia possa concludere la pena fuori dal carcere in regime di libertà vigilata. "Confido - ha detto l'avvocato di Vallanzasca, Davide Steccanella - che il Tribunale accolga un'istanza che alla luce di quanto scrive il carcere di Bollate appare del tutto legittima dopo mezzo secolo di carcere".

Contro l'eventualità di un ritorno in libertà di Vallanzasca si esprime tuttavia duramente il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, Lega: "Non capisco per quale ragione Renato Vallanzasca, condannato a quattro ergastoli e a 295 anni di carcere, responsabile dell'uccisione di almeno tre servitori dello Stato, debba ottenere un regime cautelare alternativo al carcere". Va ricordato che il malavitoso nel 2013 aveva già ottenuto la libertà vigilata e proprio durante un permesso premio, un anno dopo, tentò di rubare due paia di mutande, delle cesoie e del concime per piante per un valore minimo davvero irrisorio (circa 70 euro). Non solo, lo scorso agosto 2017, Vallanzasca si rese protagonista di un altro episodio alquanto eclatante quando aggredì un agente del penitenziario in presenza di altri detenuti e dei familiari per futili motivi. Lo scrive l'equipe di osservazione del carcere di Bollate in una nota inviata al tribunale di Sorveglianza. Nel 1976 arriva il salto di qualità, la lotta col clan di Turatello.

Gli omicidi e le evasioni - Latitante, a ottobre uccide a un casello l'agente della polstrada Bruno Lucchesi. Poi ammazza un medico, Umberto Premoli. Il 6 febbraio 1977 in una sparatoria a Dalmine vicino Bergamo, uccide due agenti della stradale: ferito ad una gamba viene arrestato nove giorni dopo. Nell'aprile 1980 tenta di evadere da San Vittore, poco tempo dopo partecipa alla rivolta nel carcere di Novara e uccide il detenuto Massimo Loi, facendone trovare la testa in una cella.

A partire dal 2010 più volte, non senza polemiche, ottiene l'ammissione al lavoro esterno, per poi rientrare in carcere nel 2014 dopo il tentativo di furto al supermercato. In aula oggi hanno testimoniato alcuni medici e personale dell'equipe del carcere di Bollate dove Renato Vallanzasca sta scontando la sua pena e hanno riferito che il suo profilo è molto cambiato e migliorato in questi ultimi 4 anni.