È Pasqua. Un pensiero d'amore cristiano per celebrare Gesù risorto

È Pasqua. Un pensiero d'amore cristiano per celebrare Gesù risorto

Il Pontefice battezza il nigeriano Ogah che disarmò un rapinatore. E Gesù di rimando, "In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai". Ciò che mi colpisce è la sua sobrietà. "Là lo vedrete, come vi ha detto'".

Questa è la Pasqua che il vescovo augura a voi e a se stesso! Ha spiegato all'Adnkronos: "Con John ci siamo conosciuti per ragioni di servizio". "Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata compiuta, disse per adempiere la scrittura: Ho sete" (Gv 19,28). È tempo di riconciliazione, di mediazione santa, di condivisione, di cambiamento, di attenzione a favore di chi sia rimasto indietro e non riesce a tenere il passo. Tra il carabiniere e l'immigrato si è creato un rapporto di amicizia e di gratitudine. "È una grande soddisfazione per me, inaspettata - dice Carbone - John, che già era cristiano ma non aveva ricevuto il sacramento in Nigeria, è felicissimo. La sua è una storia davvero straordinaria". Le campane ammutoliscono, di fronte alla morte di Dio. Pascal ha scritto che la felicità è "la causa di tutte le azioni di tutti gli uomini, anche di quelli che vanno a impiccarsi"; ma questi, purtroppo, sono coloro che dichiarano che la loro ormai non è più vita, e dunque tant'è. Peggio: "Lo hanno rinnegato, si sono nascosti, sono fuggiti, sono stati zitti". Parole, si diceva. Quelle dei "testimoni" (At 10,39), gli stessi che, come i pastori e Maria sopra evocati, sono chiamati a render conto di ciò che hanno visto e, insieme, di quello che hanno capito (cf. Lc 1,2), dato che in questo caso "vedere è comprendere".

Mi chiedo perché le nostre catechesi siano fatte quasi sempre solo di parole, non sempre luminose, a volte decisamente stucchevoli, ignorando il potenziale straordinario che secoli di tradizioni musicali, letterarie e artistiche ci hanno consegnato. La Resurrezione spalanca una nuova possibilità per tutti. Da semplici figli dell'uomo, con Lui, ci trasfiguriamo e, risorgendo, ci trasformiamo in figli adottivi di Dio, protagonisti di una missione superiore, quella di Gesù morto e risorto per tutti. Sono parole che puntano a raggiungere "le nostre convinzioni e certezze più profonde, i nostri modi di giudicare e di affrontare gli avvenimenti quotidiani; specialmente il nostro modo di relazionarci con gli altri".

Esclama il Papa: "Non è qui". Confessiamolo francamente: quanto siamo distanti da questa proposta, che pure è il cuore dell'esperienza cristiana! "Quanto abbiamo bisogno che la nostra fede sia rinnovata, che i nostri miopi orizzonti siano messi in discussione e rinnovati da questo annuncio!". Una morte che non è solo un rifiuto, l'esecuzione di una pena capitale, ma che da parte di Gesù, è il darsi perché noi abbiamo a vivere una vita nuova, la sua con lui. Gli Ebrei ricordavano il passaggio attraverso il mar Rosso dalla schiavitù d'Egitto alla liberazione mentre per i cristiani è la festa del passaggio dalla morte alla vita di Gesù Cristo.

Buona Pasqua, carissimi cristiani della Chiesa patavina che vive nei territori della provincia di Padova, della Pedemontana e dell'Altopiano di Asiago, della Riviera del Brenta, del Trevigiano e del Bellunese.

Se guardiamo ai tempi lunghi il male viene vinto.