Palermo, 7 persone in manette per estorsione

Palermo, 7 persone in manette per estorsione

In azione sono entrati i militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo e dei carabinieri di Bagheria. È stata data esecuzione ad un'ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emesse dal Gip di Palermo.

Le indagini di carabinieri e finanzieri ruotano attorno alla figura di Pietro Formoso, definito dalle forze dell'ordine come un "soggetto di elevato calibro criminale", fino adesso condannato per associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti nel ruolo di promotore e capo, ma mai per mafia.

Per l'esecuzione dei provvedimenti sono stati impegnati circa 100 militari tra carabinieri e finanzieri con l'ausilio di unità cinofile per la ricerca di armi ed esplosivi. Un profilo pericoloso confermato anche da alcuni collaboratori di giustizia, concordi nel ritenerlo coinvolto nel contesto mafioso di Misilmeri e palermitano, oltre che dotato di notevole capacita' economica frutto delle sue attivita' illegali.

I provvedimenti sono scattati per Lorenzo D'Arpa 58 anni, Paolo Dragna, 64 anni, Pietro Formoso, 69 anni, Francesco La Bua, 68 anni, Pietro Morgano, 70 anni e Vincenzo Meli, 66 anni. Tra gli indagati ci sarebbero anche un ispettore di polizia, per il quale e' scattato il divieto di dimora a Palermo, accusato di omessa denuncia perche' non avrebbe dato seguito alla segnalazione di merce rubata rivenduta in un compro-oro; e l'avvocato di Formoso che avrebbe agito da 'postino', prestandosi a un passaggio di pizzini tra lui e il suo cliente. Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata e reati contro la pubblica amministrazione e di frode fiscale.

Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia lo collocano nel contesto mafioso misilmerese e palermitano.

Secondo quanto emerso, quindi, Formoso avrebbe preso parte alle attività della famiglia mafiosa di Misilmeri (PA), con il ruolo di referente per il traffico internazionale di stupefacenti proveniente dalla Spagna e dalla Colombia e per le estorsioni nei confronti di imprenditori locali, nonché per aver autorizzato l'affiliazione di soggetti all'associazione mafiosa "Cosa Nostra". Accertato anche il comportamento di un operatore nel settore dei compro oro finalizzato ad assicurarsi un atteggiamento di favore da parte degli organi di controllo.

In particolare, le risultanze investigative hanno permesso di ricostruire le dinamiche concernenti la pretesa economica avanzata da Pietro Formoso all'imprenditore (che origina dalla cessione a quest'ultimo da parte dell'indagato di gioielli del fratello Giovanni) e di chiarire il sistematico apporto fornito nella fase di riscossione del denaro da parte di altre persone, notoriamente inseriti in contesti mafiosi.

Nel corso del'indagine i finanzieri hanno sequestrato beni e denaro per circa 850 mila euro.