"Non c'è più speranza". Ma il bimbo malato di leucemia guarisce da solo

Ma il piccolo Julian senza le cure dei medici non solo è sopravvissuto, ma è persino migliorato.

Lui si chiama Julian ha 8 anni e dall'età di 2 è malato di leucemia.

Nonostante le stremanti cure e i tentativi di trapianto del midollo osseo, il piccolo non ha mai mostrato, salvo rarissimi e brevi periodi di regressione apparente nel corso del 2017, segni incoraggianti di guarigione, anzi, la malattia continuava ad avanzare progressivamente, minando in maniera incontrollabile le sue condizioni. Ancora stupiti dall'evento, i medici hanno riferito alla famiglia di Julian che il suo è "un caso su sette miliardi". Ma il cancro era sempre tornato. "Ho dovuto dirlo anche al fratellino di Julian di quattro anni". Arrivò un momento in cui anche i medici fanno chiaramente capire che Julian non ce l'avrebbe fatta neanche "a superare Natale".

"Avrei preferito morire" piuttosto che vivere quel momento, dice Aneta.

"Non riuscivamo a crederci, ha raccontato Aneta, la mamma di Julian". "Non ci potevamo credere, per mesi ci hanno detto di preparaci al peggio perché Julian sarebbe sicuramente morto" continua la donna. Gli esami del sangue eseguiti durante l'attesa della sua annunciata morte, hanno iniziato invece a mostrare dei miglioramenti. La sua storia ha fatto rimanere a bocca aperta fior fiore di scienziati: infatti il ragazzino, che soffriva di una forma grave di leucemia, era ormai dato per spacciato quando è guarito. I test hanno dimostrato che Julian aveva le piastrine in aumento. Ora il cancro di Julian è regredito del 50%: la leucemia è passata da linfoblastica acuta a mieloide acuta, una forma curabile.

Il piccolo era stato colpito dalla leucemia linfoblastica, diagnosticata nel 2011: si tratta di un cancro che aggredisce i globuli bianchi. Naturalmente non vi è alcuna evidenza scientifica a dimostrarla, ma l'importante è che Julian ora sia meglio.

Julian è attualmente ricoverato al Manchester Children's Hospital, ed è nuovamente stato sottoposto a un ciclo di chemioterapia che, se funziona, gli darà la possibilità di tentare un nuovo trapianto di midollo osseo che, stavolta, potrebbe guarirlo.