Etichette alimentari: da domani scatta l'obbligo di indicare lo stabilimento

Etichette alimentari: da domani scatta l'obbligo di indicare lo stabilimento

In caso di mancata indicazione, per le aziende sono previste sanzioni da 2mila a 15mila euro.

Particolarmente rilevanti sono le opportunità offerte al vino Made in Italy dalla Cina che per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano piu' vino nel mondo ma è in testa alla classifica se si considerano solo i rossi.

Da oggi scatta l'obbligo di indicare nelle etichette degli alimenti sede ed indirizzo dello stabilimento di produzione o confezionamento, con l'entrata in vigore del Decreto Legislativo 145/2017.

Possiamo parlare di una vera e propria operazione trasparenza che va avanti da anni. La norma - sottolinea la Coldiretti - per consentire di verificare se un alimento è stato prodotto o confezionato in Italia è apprezzata dai consumatori che per l'84% ritengono fondamentale conoscere, oltre all'origine degli ingredienti, anche il luogo in cui è avvenuto il processo di trasformazione, secondo la consultazione on line del Ministero delle Politiche Agricole. Due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati all'estero senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta dove non è ancora obbligatorio indicare l'origine, come avviene anche per il fiume di 200 milioni di chili di succo di arancia straniero che valica le frontiere e finisce nelle bevande all'insaputa dei consumatori perché l' etichetta - sottolinea la Coldiretti - non lo dice.

Il provvedimento ha affidato la competenza per il controllo del rispetto della norma e l'applicazione delle eventuali sanzioni all'Ispettorato repressione frodi.

Un provvedimento che però non tutela del tutto i consumatori, si attende ora un ulteriore passo nella trasparenza con l'introduzione dell'obbligo di indicazione in etichetta anche dell'origine degli ingredienti, che secondo la Coldiretti è un elemento determinate per le scelte di acquisto dal 96% dei consumatori. Tra questi anche i nostri viticoltori, settore dell'agricoltura tra i più dinamici, che sta puntando sul fertile mercato della Cina anche se rappresentiamo meno dell'1,5% della produzione della Penisola, quindi ci riguarderebbe in modo limitato. In tal senso, il presidente di Codacons Carlo Rienzi afferma che "ai consumatori una simile misura servirà a poco o nulla".

Per fermare il falso made in Italy, proteggere la salute, tutelare l'economia e bloccare le speculazioni, la Coldiretti e Fondazione Campagna Amica hanno avviato una mobilitazione popolare dal titolo #stopcibofalso nei confronti dell'Unione Europea.