Telecom, Vivendi fa cadere il cda: reggenza Bernabé

Telecom, Vivendi fa cadere il cda: reggenza Bernabé

In relazione alle deleghe sulla funzione Security e su attività e cespiti della Società rilevanti per la difesa e la sicurezza nazionale, già attribuite al Vice Presidente Recchi, il Consiglio di Amministrazione ha nominato *Franco Bernabè *Consigliere Delegato con analoga delega alla sicurezza aziendale.

"Di fronte al tentativo di smantellamento di Telecom Italia condotto da Elliott Management, Hedge Fund conosciuto per le sue iniziative a breve termine, i tre rappresentanti nel Cda di Tim proposti da Vivendi, che sostegno il piano industriale votato all'unanimità e messo in campo da Amos Genish e la sua squadra, hanno deciso di rimettere il proprio mandato al voto degli azionisti". Il Presidente Arnaud de Puyfontaine, il suo vice Giuseppe Recchi, Hervè Philippe, Camilla Antonini, Frédéric Crépin, Felicité Herzog, Marella Moretti e Anna Jones hanno infatti rassegnato le dimissioni. Semplicemente verrebbero a mancare i componenti del consiglio di amministrazione con cui il fondo avrebbe dovuto riunirsi il prossimo 24 aprile proprio per discutere degli step futuri. E' quanto sostiene una nota del fondo Elliot, azionista di Tim con una quota del 5,74%, che si dice "non sorpreso" dalle dimissioni dei sette consiglieri decise dal cda di ieri. La decadenza del consiglio di amministrazione che si è consumata in queste ore, però, finirà per diventare un grosso ostacolo per i progetti di Elliott. Convocando invece una nuova assemblea con la presentazione di nuove liste Bolloré con il 24% è sicuro di prendere almeno cinque consiglieri, cioé quelli riservati alla prima lista di minoranza qualora la lista Elliott uscisse comunque vincitrice. L'obiettivo è quindi quello di "rimettere all'assemblea degli azionisti la responsabilità di nominare ex novo l'organo consiliare in base alle regole di legge e di Statuto". Ma difficilmente i fondi possono candidarsi a guidare una società quotata e dunque vi è anche la possibilità che i consiglieri mancanti a raggiungere il numero di 15 siano votati in assemblea uno a uno, come già successo in passato. Ricordiamo come tra gli obiettivi di Elliott ci sia lo spodestamento di Vivendi e la nascita di una nuova gestione indipendente, svincolata da indesiderati conflitti di interesse.