"Quello che non so di Lei", la clip in esclusiva

A cinque anni dall'uscita del controverso "Venere in pelliccia", Roman Polanski torna al cinema col thriller "Quello che non so di lei", con protagonista due attrici d'eccezione: Eva Green ed Emmanuelle Seigner.

Il suo ultimo romanzo, quello in cui racconta la storia della sua famiglia, ha ottenuto un successo mondiale ma scrivendolo si è messa completamente a nudo, al punto da essere accusata di aver strumentalizzato il suo dolore nonché di aver sfruttato la relazione con il suo compagno, un noto presentatore televisivo, per ottenere pubblicità. L. è insieme tagliente e dolce nei confronti di Delphine, ne critica il nuovo abbozzo di romanzo, ma d'altro canto la sprona a scrivere il "romanzo nascosto", più intimo, che, né è convinta, Delphine in realtà nasconde. Non disdegnando le mansioni del thriller né il tema del doppio, Polanski ha una sicurezza narrativa sensuale in senso profondo, una mano invisibile che sfoglia la vita. Dopo vari incontri, dibattiti sulla vita o sul mestiere dello scrittore, veniamo a sapere che anche Leia è una scrittrice, una biografa che si occupa della stesura delle memorie di importanti star, specie francesi. Allontana gli amici della scrittrice, si presenta al posto suo agli appuntamenti, cerca di gestirne l'attività creativa.

Recensione: Quello che non so di lei. Sono due personaggi differenti eppure commutabili, due elementi fluidi che si respingono e si attraggono, che si mescolano continuamente e si slegano nell'artificio scenico e surreale costruito da Polanski. Questa figura del ghost writer ritorna nella cinematografia di Polanski, l'avevamo infatti già incontrata in L'uomo nell'ombra con Ewan McGregor e Pierce Brosnan, solo che in quel caso i rapporti di forza erano opposti: il manipolatore era proprio il potente politico e non il suo biografo. Nel costante nutrimento di Elle che si immedesima in Delphine (si veda la sequenza dell'incontro con gli studenti...), Polanski e Assayas firmano un noir venato di sottile ironia, con una tensione che non dà tregua e dove la domanda principale è sempre la stessa: cosa stiamo vedendo davvero?

"È stata Emmanuelle, mia moglie, a suggerirmi il romanzo di Delphine de Vigan - spiega il regista - e sono stato subito folgorato dalle situazioni inquietanti che si susseguono in un gioco di specchi tra realtà e finzione". L. non perde mai la sua ambiguità e il suo fascino, riesce comunque a rimanere una donna intrigante e capace di sedurre tanto Delphine quanto lo spettatore.