La Corte Costituzionale ha respinto le dimissioni del giudice Zanon

La Corte Costituzionale ha respinto le dimissioni del giudice Zanon

La Corte Costituzionale ha respinto le dimissioni del giudice Nicolò Zanon. Nel 2010 fu eletto, su indicazione del centrodestra, al Consiglio superiore della magistratura.

Al giudice viene contestato che tra il 9 novembre 2014 il 9 marzo 2016 il mezzo della Corte Costituzionale sarebbe stato impiegato dalla moglie, Marilisa D'Amico, e non da lui, unico ad avere il diritto esclusivo al godimento del benefit. Shopping, viaggi e impegni familiari: questo l'utilizzo contestato dalla Procura.

Contro l'interpretazione della Procura di Roma sull'uso del benefit dell'auto blu si sono schierate personalità come Gustavo Zagrebelsky e Valerio Onida, che a Repubblica ha dichiarato: "L'autovettura messa a disposizione dei singoli giudici costituisce un benefit, come un'auto aziendale concessa al dipendente senza limiti al suo uso personale".

Pochi mesi fa però partono alcun verifiche per capire i suoi spostamenti e si scopre che la macchina di servizio non viene utilizzata soltanto dal giudice ma l'autista porta in giro anche la moglie e non solo a Roma ma anche fuori regione e scatta l'indagine per peculato in cui però la donna compare soltanto come beneficiaria, ma non risponde di alcun reato.

Nicolò Zanon nel presentare le proprie dimissioni immediate dal prestigiosissimo incarico nelle mani di Giorgio Lattanzi, presidente della Corte Costituzionale, ha redatto un commento a sua difesa che risulta particolarmente curioso. Non la pensa così il procuratore aggiunto Paolo Ielo, che ha coordinato l'inchiesta, che lo accusa di aver ceduto un bene che doveva invece utilizzare in uso esclusivo. In quel caso le contestazioni riguardavano presunti illeciti legati a concorsi universitari per sostenere un candidato.