Curare il cancro al seno con la naturopatia? Morta una 46enne Video

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La naturopatia quindi non è precisamente una forma di medicina, ma solo un insieme di pratiche tendenti a mantenere o ripristinare lo stato di salute, correggendo quegli squilibri funzionali che costituiscono le infermità. Il Naturopata professionista, operando autonomamente, fornisce una consulenza, attraverso l'educazione, a stili di vita "secondo natura".

Si è affidata alle cure "alternative" di un naturopata, una sorta di guru nel suo campo, per combattere un cancro al seno, ma si è ritrovata pelle e ossa nelle stanze di un pronto soccorso, a un passo dalla morte (che poi è arrivata), ma non per colpa della malattia. E ha scoperto, come riporta ArsTechnica, che nella manciata di casi (appena 281 tra il 2004 e il 2013) di pazienti che si sono curati esclusivamente con le medicine alternative la possibilità di morire a cinque anni dall'inizio del "trattamento" è dalle 2,5 alle 5,7 volte maggiore che per coloro che si sono curati con la chemioterapia, la radioterapia o la chirurgia. Era però troppo tardi, la donna infatti è morta poco tempo dopo il ricovero con il tumore che ormai era diventato irreversibile con le metastasi che avevano fatto il loro corso. I dettagli sono persino peggiori: "Si è rivelato poi un lupo travestito da agnello, definizione sin troppo generosa per questo personaggio che praticava radioestesia, fiori di Bach, metodo Hamer e poi mi ha ridotta in fin di vita, dolorante, con problemi respiratori, debilitata e sottopeso di 10 chili. Sono precipitata da 42 a meno di 30 in qualche settimana".

'Mentre lei credeva di sottoporsi a una terapia efficace, la malattia avanzava in modo ancor più aggressivo perché non incontrava l'ostacolo della chemioterapia e soprattutto si diffondeva in un organismo ormai privo di difese', ha spiegato il Dott. "Le parole di quella donna mi risuonano ancora nella testa e di questo caso parlo spesso durante i convegni, perché non si discute mai abbastanza dei trattamenti non convenzionali che non sono per forza di cose dannosi, ma devono essere valutati sempre da un medico". Beretta, nel raccontare la storia di questa donna, ha voluto ricordare anche le insidie rappresentate dalle autodiagnosi, il più delle volte effettuate tramite il dottor Google, come lo chiamano gli addetti ai lavori. Un problema dalle dimensioni notevoli: un paziente oncologico su due che nell'arco del proprio percorso terapeutico fa ricorso a terapie non convenzionali.