Cinema: Albanese in viaggio contromano tra razzismo e solidarietà (2)

Cinema: Albanese in viaggio contromano tra razzismo e solidarietà (2)

In sala erano presenti: l'attrice francese Aude Legastelois, i produttori e il compositore Pasquale Catalano.

La commedia di Albanese si presenta come un prodotto audace, incentrato su un tema controverso e di stringente attualità - appunto, l'immigrazione nel nostro Paese e l'integrazione tra popoli di differente cultura e provenienza - che si è scelto di raccontare attraverso la lente dell'ironia intelligente - "con un movimento ironico volevo trascinare il film" -, conferendo alla dimensione narrativa iperrealistica dei connotati alle soglie del favolistico o della "lucida follia". Diretta da Antonio Albanese, la pellicola è stata scritta con la partecipazione di Andrea Salerno, Stefano Bises e Marco D'Ambrosio-Makkox. Così decide di rapire Oba per riportarlo semplicemente a casa sua, Milano-Senegal solo andata. C'è anche un pizzico di desiderio di raccontare che un contatto, l'incontro tra due esseri umani deve partire da un dialogo. I suoi sentimenti verso la diversità e "gli intrusi" sono diffusi; a Oba dice che "uno alla volta, vi riportiamo a casa tutti". "E' importante che lo si faccia, il divertimento deve essere sintonizzato non solo con l'evasione che si ottiene spegnendo il cervello, ma ci sono anche altre possibilità, come tenere il cervello acceso e ridere ma aver modo di riflettere". Ha preso di petto uno dei temi caldi delle elezioni politiche, l'emigrazione, "in modo garbato, avevo il desiderio di esprimermi con leggerezza, che non è una parolaccia".

"Non è stato facile", afferma, "secondo me chi dice che è stato facile molto probabilmente si è fermato alla prima idea e sensazione". Ho imparato molto con lui, gli sono davvero riconoscente. "Mi fa piacere avere l'occasione di ricordare Carlo, che per me è stato un grande maestro, un uomo sempre avanti, ho dei ricordi di lui, dei pensieri, degli sguardi, delle visioni che ancora mi sostengono". Stavolta, però, Albanese torna a vestire i panni (anche) di regista del film, a distanza di ben sedici anni dalla sua ultima regia cinematografica, appunto Il nostro matrimonio è in crisi. Albanese, grande protagonista dell'incontro, afferma di avere scoperto tempo addietro "la gioia della regia" e di essersi in seguito dedicato al lavoro di attore sempre sotto la guida di grandi maestri del cinema, i quali lo hanno ispirato e gli hanno consentito di crescere. "Il film nasce dal desiderio sociale, come spettatore, di raccontare in maniera diversa qualcosa di così impetuoso". Leningrad Cowboys per me è un esempio quasi di vita, quella malinconia, quei colori io li capisco. Ma poi questo paradossale on the road si complicherà terribilmente. Così ho costruito l'idea di questa donna, tollerante e aperta, il suo volersi dare col cuore aperto e non giudicare. Anche perché Oba acconsentirà alla sua "deportazione" a patto che Mario riaccompagni a casa anche la sorella, Dalida. "Qui non c'è più posto, è un'invasione". Ho paura soprattutto quando sento parlare di muri: quelli non solo dividono ma generano rabbia, vendette, malumori, comportamenti difficili da sradicare, che durano decenni. "Sono spaventato dal vedere quel tipo di reazioni, è qualcosa che mi addolora e mi indebolisce".