Prelievo forzato di ovuli, Antinori condannato a 7 anni e 2 mesi

Prelievo forzato di ovuli, Antinori condannato a 7 anni e 2 mesi

L'inchiesta, che aveva portato ai domiciliari il ginecologo, era partita due anni fa dopo la denuncia della giovane.

Gianni Carabetta, coimputato con Antinori per minacce e tentata estorsione ai danni di una coppia che si era rivolta alla clinica Matris, è stato condannato a una pena di 2 anni. Disposta la confisca degli embrioni ancora sotto sequestro mentre la clinica, dove operava Antinori, rimarrà sotto sequestro fino alla sentenza definitiva.

Con il pagamento di una sanzione pecuniaria da 3.500 euro. "Una sentenza oltremodo eccessiva che stravolge la verita' dei fatti". È il commento dell'avvocato Gabriele Maria Vitiello, difensore insieme agli avvocati Carlo Taormina e Tommaso Pietrocarlo, del ginecologo. "Il medico oggi non è qui perché non sta bene, questa vicenda gli ha stravolto la vita". Nella sua deposizione in un'aula protetta del Palazzo di Giustizia la 23enne raccontò di aver inizialmente accettato di donare i suoi ovuli dietro la promessa di ricevere 7000 euro, ma di essersi poi rifiutata perché "vietato dalla religione musulmana". Fu allora che, sempre secondo la sua versione dei fatti, Antinori e la segretaria Bruna Balduzzi l'avrebbero "afferrata con la forza e portata in sala operatoria" dove le sarebbe stato "messo un braccialetto verde al polso" per poi procedere con l'anestesia. La vittima avrebbe cercato in ogni modo di sottrarsi all'intervento, al punto da aver "urlato ad Antinori e alla Balduzzi di lasciarmi ma poi Marcianò mi ha fatto una puntura. Continueremo la battaglia". "La sentenza appena emessa - ha aggiunto Antinori - mi ha assolto dalla grave accusa di aver rapinato la giovane del suo telefonino e anche questo dimostra incontrovertibilmente la scarsa credibilità della mia accusatrice". "Da quel momento in poi non ricordo più nulla". La procura di Milano nei giorni scorsi ha chiesto il rinvio a giudizio del ginecologo anche per un traffico di ovuli alla clinica milanese Matris, di sua proprietà. "Colei che mi accusa, con una ordinanza di quasi 30 pagine, è stata qualificata calunniatrice da altro giudice del tribunale di Milano che ne ha ordinato l'imputazione coatta", è il commento di Antinori.