Musei, il Consiglio di Stato frena sui direttori stranieri. E Franceschini sbotta

Musei, il Consiglio di Stato frena sui direttori stranieri. E Franceschini sbotta

La vicenda, frutto di due ricorsi e di altrettanti contro appelli di una candidata respinta alle selezioni, coinvolge direttamente, in questo caso solo due, dei circa 30 super direttori italiani. Lo afferma l'ufficio stampa del Consiglio di Stato, spiegando che la sentenza depositata ieri "ha stabilito definitivamente la legittimità della procedura selettiva per la selezione dei direttori dei musei". Il ministro, che della riforma ha fatto il fiore all'occhiello del suo mandato, questa volta sbotta: "In Italia non è possibile fare le riforme", twitta furioso un attimo dopo la pubblicazione della sentenza, "Dopo 16 decisioni del Tar e 6 del Consiglio di Stato quest'ultimo cambia linea e rimette la decisione sui direttori stranieri dei musei all'adunanza plenaria".

"La questione sostanziale centrale", si legge nella sentenza, "riguarda il se possano partecipare alla procedura di selezione in esame i cittadini di uno Stato membro dell'Unione, che non siano anche cittadini italiani (risultando il signor Peter Assmann, cittadino della Repubblica d'Austria)" (Peter Assmann è l'attuale direttore di Palazzo Ducale a Mantova) e che "va definito il quadro normativo di riferimento, sul rapporto che sussiste fra le disposizioni generali sull'ammissione ai pubblici impieghi, quanto al requisito della cittadinanza italiana, e le disposizioni che disciplinano l'incarico di direttore di un museo dello Stato". E cosa penseranno di noi quelle nazioni che da anni hanno direttori italiani a dirigere i loro musei più prestigiosi?

Nel frattempo nei musei non cambierà niente, tutti i direttori stranieri, a partire da Peter Assmann, resteranno al loro posto. "Si ricomincia. E ci vorranno mesi per una decisione..." "Mi domando come ci giudicano all'estero, dopo aver salutato con molto favore la riforma".