Il caso rimborsi, Di Maio: via le mele marce

Il caso rimborsi, Di Maio: via le mele marce

"Le mele marce le trovo e le metto fuori", ha assicurato Luigi Di Maio, pronto nell'operazione alchemica di trasformare il servizio de Le Iene che ha scoperchiato la faccenda in un'occasione per una comparsata televisiva che, a giorni dall'apertura delle urne, non fa mai male.

Rimborsopoli M5S, Di Maio scopre le "magagne": "Via chi ha tradito". Come promesso l'ultima volta che ci siamo incontrati, abbiamo verificato tutti i bonifici che ho effettuato al fondo del Microcredito per un totale di oltre 150.000 euro, certificato dal direttore della banca. A differenza di quello che succede altrove, dove non ci si accorge mai di niente e quando qualche indagine scoperchia il malaffare mai nessuno sapeva. Ammontano dunque a 795 mila euro gli ammanchi contabilizzati ad ora dal M5s sulle restituzioni al Fondo. A fianco a lui c'erano i senatori Maurizio Buccarella e Barbara Lezzi, entrambi candidati. "Sono passati dagli impresentabili a non presentarsi loro.". "Ho le ricevute, quelle di quattro anni e mezzo fa non erano disponibili on line immediatamente, ma ora le ho avute e le ho mandate a Di Maio e allo staff del M5s", ha detto a Radio 24.

Le verifiche sulle restituzioni volontarie dei parlamentari Cinque Stelle procedono a tappeto.

Buccarella si autosospende, leggerezza su bonifici - "Mi considero autosospeso dal M5s per tutelare anche la mia serenità personale e familiare". Girolamo Pisano, che non ci ha dato l'autorizzazione ad accedere ai suoi dati sul conto del Ministero dell'Economia e delle Finanze, non avrebbe donato per circa 200mila euro.

"Chi di spada ferisce di spada perisce", ironizza un parlamentare di lungo corso del Pd. Ma altri cinque nomi sono stati resi noti dalle Iene tramite un post apparso sul sito della trasmissione di Italia1. E sta producendo molto imbarazzo. Sono sempre le parole dell'ex membro del movimento a fare i nomi dei due esponenti pentastellati, che hanno visto infrangere la possibilità di proseguire nella campagna elettorale, colpevoli - è quanto egli accusa - di aver finto di restituire oltre 21mila euro, nel caso di Cecconi, e oltre 76mila nel caso di Martelli. Cosa che invece non ho fatto (anche per essere stato tre giorni a Roma per i lavori della commissione) e di cui non mi sono premurato di avvertire l'assistenza di Tirendiconto o altri del Movimento. Il tempo di concludere le verifiche - ha spiegato Di Maio - e per chi ha fatto il furbo non ci sarà più posto nel Movimento.

Di Maio ha cercato di ridimensionare la portata della vicenda, ricordando che "la notizia in un paese normale è che il M5S ha restituito 23 milioni e 100mila euro di stipendi, e non che manca lo 0,1%. Queste persone, appena sono state individuate, sono state allontanate e sono una piccola percentuale rispetto alla stragrande maggioranza dei candidati e dei parlamentari che hanno fatto il loro dovere, così come gli europarlamentari e i consiglieri regionali che hanno versato sul fondo" per le microimprese.