Chrome contro le pubblicità invasive crea l'ad block automatico

Chrome contro le pubblicità invasive crea l'ad block automatico

Google rimuoverà gli annunci che non corrispondono agli standard che indica la fondazione Better Ads. Le inserzioni che prevalentemente saranno oscurate sono gli annunci con audio, i pop-up a pagina intera, i video con riproduzione automatica e pubblicità con conto alla rovescia. Big G ha scelto un approccio moderato che passa per la valutazione della qualità degli annunci su pagine prese a campione, con l'assegnazione di tre possibili esiti: "passing", se è tutto a posto, "warning", se Google rileva pubblicità invasive, o "failing", se dopo la segnalazione da parte di Big G il proprietario del sito non si adopera per rivedere la qualità dei propri annunci.

Chrome blocca i banner che non rispettano le linee guida del Better Ads Standards della Coalition for Better Ads, basate sulle indicazioni fornite da oltre 40.000 utenti Internet. Il nuovo sistema di blocco ha però ricevuto diverse critiche, soprattutto perché Alphabet - la holding che controlla Google - non è solo la società che produce Chrome, il browser più usato al mondo, ma è anche una delle più grandi aziende per la vendita di pubblicità online: controlla buona parte del mercato e può di fatto condizionare le scelte commerciali di concessionarie e aziende più piccole che gestiscono le pubblicità. Questa funzionalità è arrivata sia su desktop che per i dispositivi mobili.

Sempre per citare i più grossi, Facebook e Google hanno anche un rilevante conflitto d'interessi: da un lato pubblicano sui loro spazi le pubblicità, dall'altro fanno anche da intermediari per la vendita delle stesse sui siti attraverso i loro sistemi di distribuzione. Se Google rivela la presenza di annunci non più consentiti, invia un avvertimento al proprietario del sito, che ha 30 giorni di tempo per adeguarsi. Dallo stesso pannello l'utente avrà la possibilità di visualizzare comunque gli annunci sulla pagina, disattivando il filtro automatico di Chrome per il sito visitato. Grazie alla popolarità di Chrome (market share del 63%, più di due miliardi di installazioni attive), Google può sperare di invertire la tendenza dominante, spingendo verso il filtraggio "leggero" delle pubblicità secondo i parametri decisi da un ente su cui esercita un controllo diretto.

Nel caso in cui Chrome blocchi almeno una richiesta di rete, l'utente vedrà un messaggio che indicherà l'operazione di ad blocking e un'opzione per disabilitare l'impostazione selezionando "permetti pubblicità su questo sito". L'avviso sarà mostrato sia sulla versione per computer sia su quella per smartphone del browser. L'obiettivo dell'azienda di Mountain View è di uniformare gli standard pubblicitari online e di punire i siti web che non lo rispettano.