Whirlpool. La Embraco licenzia 497 operai su 537

Whirlpool. La Embraco licenzia 497 operai su 537

Alla fine, sulla crisi Embraco, è sceso in campo il ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda. Da ottobre i lavoratori e i sindacati avevano lanciato l'allarme per una situazione che non lasciava ben sperare.

Oggi la protesta davanti allo stabilimento di Riva di Chieri, domani il tavolo a Roma con Calenda.

In una nota l'azienda spiega di voler "procedere alla cessazione della produzione nello stabilimento di Riva prezzo Chieri, mantenendo comunque una presenza in Italia". "Quello che chiediamo ora - dice il segretario nazionale della Fim Michele Zanocco - è che Whirlpool Corporation si comporti come si è comportata Whirlpool Europe durante la vertenza che nel 2015 l'ha impegnata con i sindacati italiani, vertenza che si è conclusa, dopo un negoziato duro ma costruttivo, con un accordo che ha consentito di salvare le produzioni degli stabilimenti italiani". Neppure una parola su come intende utilizzare i 40 dipendenti che non verrebbero licenziati."La Embraco continua sulla linea intransigente mirata a dismettere l'attività produttiva a Riva di Chieri e lo dimostra nei fatti con l'attivazione della procedura di licenziamento collettivo per tutti i lavoratori". Adesso ci sono i canonici 75 giorni di trattativa, in cui dovremo adoperarci per fare in modo che l'azienda cambi questa decisione.

"Lo scenario che ci viene presentato - afferma Federico Bellono, segretario generale della Fiom di Torino - è di gran lunga il peggiore tra quelli che si potevano prefigurare: dalla riduzione dei volumi annunciata nelle scorse settimane si passa al loro azzeramento, e quindi alla chiusura dell'attività produttiva".

Ieri, venerdì 12 gennaio è stata una giornata importante per i lavoratori della Embraco che rischiano il posto di lavoro. Due le novità emerse: la possibilità di una cassa integrazione per crisi e un nuovo incontro previsto per lunedì, all'AMMA di Torino. Qualche giorno fa, oltre ai rappresentanti della Regione Piemonte, ad incontrare gli operai davanti ai cancelli della fabbrica era stato anche l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, che aveva portato la "solidarietà e vicinanza" della Chiesa torinese.