TORINO. No di LeU a Gori in Lombardia, si alza scontro sinistra

TORINO. No di LeU a Gori in Lombardia, si alza scontro sinistra

In ultimo il candidato premier di Liberi e uguali, il presidente uscente del Senato: "Siamo un progetto politico plurale - ha dichiarato Grasso - è normale che ci siano posizioni diverse". Prendendo parola nel corso dell'assemblea che lo ha acclamato su proposta del capogruppo a Montecitorio Francesco Laforgia, Rosati ha sostenuto che le "scelte compiute dal Pd a livello nazionale e regionale hanno rappresentato un ostacolo insormontabile".

In Lombardia il candidato del centrodestra Attilio Fontana stacca di 5 punti il candidato del centrosinistra Giorgio Gori, storico esponente dell'area renziana. "In Lombardia questo tema è più complicato, più sfumato, però noi stiamo lavorando, possiamo provarci". E chi chi lo accusa di rubare voti potenzialmente decisivi al #Pd, risponde: "Non è corretto dire che 'Liberi e Uguali' porta via voti al PD: venite nei posti dove vado io e vedrete che tra la gente che vota per noi ce ne sarà forse 1 su 10 che voterebbe PD". E Pietro Grasso non ha la forza, la libertà, la fantasia di un leader capace di una mossa del cavallo, che spiazzi, stupisca, faccia discutere. Da anni. Mi si può rispondere: una cosa sono le amministrazioni locali, un'altra il governo della Regione. "In Lombardia è opportuno aprire un confronto sul programma, perché rispetto a Maroni non basta #faremeglio, come dice lo slogan Gori, ma si deve cambiare idee e politiche", puntualizza il presidente della Regione Toscana nel suo profilo Facebook. Veniamo da una lunga stagione di sconfitte elettoral. A guidare la lista lombarda sarà dunque Onorio Rosati. "Questo, secondo me, è accaduto innanzitutto perché abbiamo lasciato il campo libero alla destra e abbiamo avuto un atteggiamento di subalternità politica della destra". Questi alcuni dei "paletti" programmatici che il dirigente di Leu Piero Latino ha illustrato all'assemblea del movimento per arrivare a un'intesa sulla candidatura di Zingaretti nel Lazio.

Insomma, questa vicenda della "macchia di leopardo" racconta di un rapporto ancora tutto irrisolto tra Pd e Liberi e Uguali, ennesimo strascico di una "scissione", ancora non consumata ed elaborata fino in fondo, ma non solo da chi dal Pd se ne è andato.