Sacchetti biodegradabili a pagamento nei supermercati, cosa c'è da sapere

Sacchetti biodegradabili a pagamento nei supermercati, cosa c'è da sapere

E su questo punto è intervenuto Legambiente: "È un problema che si può superare semplicemente con una circolare ministeriale, che permetta in modo chiaro, a chi vende frutta e verdura, di far usare sacchetti riutilizzabili, come ad esempio le retine, pratica già in uso nel nord Europa". A dare una spiegazione ci ha provato il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti che, in riferimento ai sacchetti biodegradabili a pagamento, ha parlato di 'un atto di civiltà ecologica che pone l'Italia all'avanguardia nel mondo della protezione del territorio e del mare dall'inquinamento da plastiche e microplastiche'.

Le tre caratteristiche sono queste:i sacchetti devono essere di plastica biodegradabile, devono essere monouso, devono essere a pagamento. Ipotizzando che ogni spesa comporti l'utilizzo di tre sacchetti per frutta/verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a 417 sacchetti, per un costo complessivo compreso tra 4,17 e 12,51 euro (considerando appunto un minimo rilevato di 0,01 e un massimo di 0,03 euro). Quindi la protesta non nasce dalla nostalgia dei sacchetti di plastica usa e getta, ma dal fatto che nell'estensione del divieto della plastica usa e getta ai sacchetti dell'ortofrutta i nuovi sacchetti bio per l'ortofrutta vengono messi a pagamento. I sacchetti, come già quelli biodegradabili venduti alle casse dei supermercati, potranno essere usati per contenere i rifiuti organici. La disinformazione viaggia sui social e quasi nessuno ha capito che 1 o 2 centesimi non ci cambiano la vita. La stessa norma prevede un lungo percorso nella riduzione degli elementi inquinanti nelle borse, che costringerà l'immissione in commercio nel 2020 di sacchetti dalla materia prima rinnovabile non inferiore al 50%, che dovrà essere almeno del 60% entro il 2021.

Secondo quest'interpretazione Renzi avrebbe dunque spinto per approvare questa legge per favorire una persona a lui vicina, Catia Bastioli, ad della Novamont che nel 2011 partecipò nel pubblico alla seconda edizione della Leopolda renziana. Un costo in più quindi, determinato dal fatto che i sacchetti in mater-bi costano molto di più dei sacchetti di plastica. Il ministero dalla Salute, infatti, vieta sempre il riuso dei sacchetti per motivi igienico-sanitari. In Italia sì. E' anche vero che l'obiettivo è nobile ma per evitare che il consumatore si imbazzirisse come sta accadendo, bastava pensarci prima di scrivere nella legge sul Mezzogiorno che "le buste di plastica non possono essere distribuite a titolo gratuito". Soprattutto sul web, dove decine di consumatori inferociti si sono scagliati contro quello che Codacons ha ribattezzato una "tassa occulta". I carrelli dei supermercati, del resto, sono sporchi e lavare frettolosamente il prodotto una volta arrivati a casa potrebbe non bastare a debellare l'incredibile quantità di batteri che è giunta sulla buccia per risparmiare 1 centesimo. Uscire il più possibile dai derivati del petrolio, come lo è la plastica, è un tema strategico. Il 58% degli intervistati si è detto favorevole alla legge.

I dati dell'Unione europea (gli ultimi disponibili) ci ponevano nel 2010 in una posizione intermedia tra i Paesi Ue, calcolando circa 190 sacchetti a testa per ogni cittadino europeo, con l'Italia poco sopra i 200.

Tra queste, una su tutte ha generato deformazioni nella comprensione del reale impatto di quanto in vigore da pochi giorni nei supermarket di tutta Italia: la bufala sul 'favore all'amica di Matteo Renzi'.