Oms, sono 500mila le infezioni resistenti agli antibiotici

Oms, sono 500mila le infezioni resistenti agli antibiotici

È un rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) a lanciare l'allarme: sono sempre di più i casi di infezioni resistenti agli antibiotici.

I batteri resistenti più comunemente riportati sono stati Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus e Streptococcus pneumoniae.

Sono mezzo milione le infezioni batteriche resistenti agli antibiotici. Ma per il primo rapporto, solo 40 hanno fornito informazioni sui loro sistemi di sorveglianza nazionali e solo 22 hanno anche fornito dati sui livelli di resistenza. "Il nuovo sistema globale di sorveglianza antimicrobica dell'OMS (GLASS) rivela una diffusa resistenza agli antibiotici tra 500.000 persone con sospette infezioni batteriche in 22 paesi", denuncia l'Oms. Ma già nel 2025 nella sola Europa si prevedono un milione di morti per la resistenza agli antibiotici, per questo servono urgenti politiche di ricerca e di investimento per rendere disponibili nuovi farmaci efficienti, economici e soprattutto a disposizione di tutti. Tra i pazienti con sospetta infezione resistente, la percentuale di quelli con batteri resistenti ad almeno uno degli antibiotici più usati varia molto tra i diversi Paesi, da 0 all'82%. La resistenza alla penicillina - usata per decenni in tutto il mondo per trattare la polmonite - arriva fino al 51%. E tra l'8% e il 65% delle infezioni da E. coli associato a infezioni del tratto urinario è resistente alla ciprofloxacina, un antibiotico comunemente usato per trattare questa condizione.

Quello che pertanto emerge dal Rapporto dell'OMS è una situazione estremamente grave, per la portata che questa resistenza ha sulla Sanità e sulla vita delle persone stesse - che si vedono messa in pericolo dallo spettro della non possibilità di cura. All'appello mancavano tuttavia i dati riguardanti la resistenza del Mycobacterium tuberculosis, che è causa della tubercolosi. "I dati sono preoccupanti, soprattutto perché i patogeni non rispettano i confini nazionali", sottolinea Marc Sprenger, direttore dell'"Antimicrobial Resistance Secretariat" dell'OMS. "Esiste un piano nazionale di intervento per il contenimento della resistenza antimicrobica - spiega il professor Galli - varato dal ministero della Salute lo scorso anno e approvato dalla Conferenza Stato-Regioni: la cosa che ci si può augurare è che questo piano venga applicato e presto. La sorveglianza è agli inizi, ma è fondamentale svilupparla se vogliamo anticipare e affrontare una delle più grandi minacce alla salute pubblica globale", afferma Carmem Pessoa-Silva, che coordina il nuovo sistema di sorveglianza. "Ecco perché l'Oms sta incoraggiando tutti i Paesi a istituire buoni sistemi di sorveglianza in grado di fornire dati". "Il rapporto è un primo passo fondamentale per migliorare la nostra comprensione dell'entità della resistenza antimicrobica".