Morto in cella, resuscita sul tavolo dell'autopsia: salvato perché russava

Morto in cella, resuscita sul tavolo dell'autopsia: salvato perché russava

Detenuto in un carcere nei pressi di Oviedo, nel Nord della Spagna, l'uomo è stato ritrovato inanimato domenica mattina e tre medici "hanno verificato che non presentava alcun segno di vita", ha spiegato una fonte dell'amministrazione penitenziaria.

Il "cadavere" è stato allora portato all'istituto di medicina legale di Oviedo, dove è risultato che non era in realtà morto ed è stato ordinato un ricovero in ospedale. Già la sera dell'Epifania Gonzalo Montoya non stava bene, per cui era stato avvisato il servizio medico del carcere, che lo aveva visitato in cella. Inutili i tentativi di rianimarlo, tanto che al medico del penitenziario non è rimasto che certificare il decesso, confermato dopo la constatazione del "rigor mortis" anche da altri due sanitari della commissione giudiziaria. E mentre questi ultimi cominciavano a preoccuparsi del funerale, il medico legale ha disposto, verso mezzogiorno, l'autopsia. "La prima cosa che ha fatto è stato chiedere della moglie, se poteva vederla", assicurano i sanitari. L'uomo è ancor a ricoverato, visto che la lunga apnea potrebbe avergli provocato danni cerebrali.

Il ragazzo è stato immediatamente trasferito nell'ospedale centrale delle Asturie, ma ha una serie di problemi, ai reni e ai polmoni, causati dalla permanenza nella cella frigorifera, ha denunciato il padre, che non riesce a capire come possa essere accaduto che diversi medici abbiano dichiarato erroneamente la morte del figlio.