"Mai al governo con lui"Poi l'affondo: "Ha fallito"

Lo ha detto Silvio Berlusconi ai microfoni di Giorgio Zanchini a Radio anch'io (Radio1).

Rispondendo su Radio Anch'io alla domanda se abolirà il Jobs act in caso di vittoria elettorale, Berlusconi ha detto: "Sì perché è stata una iniezione che ha dato una provvisoria spinta ma solo ai contratti a termine: su 10 contratti siglati ben 8 sono stati a termine". Già i toni della campagna elettorale sono inaccettabili perché si è aperta una rincorsa a chi le spara più grosse, senza alcun riguardo per niente e per nessuno. "La sinistra ha lasciato disoccupazione più alta, più debito pubblico, più pressione fiscale e più migranti". L'Italia è un po' indietro in questo. "Fanno pensare a una crescita dei posti di lavoro, ma sono stati generati dal Jobs Act che a gennaio finirà la sua azione e quindi molti di questi contratti finiranno".

Venendo ai giorni nostri e ai più recenti dati Istat, il Jobs Act, con il superamento dell'articolo 18, ha fatto aumentare le assunzioni, non i licenziamenti: tra il 2014 e il 2017 l'Italia ha recuperato un milione di posti di lavoro.

Renzi sposta l'obiettivo: "Il problema - insiste a Circo Massimo - non è rivedere le tipologie contrattuali ma creare una rete di protezione che ti possa dare una mano, fare formazione". Non tutto va a gonfie vele, ammette Renzi, in modo inedito: "Dall'Istat emerge un quadro sul lavoro che è un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto - precisa - Esiste ancora un problema di dare certezza sul lavoro". Certamente l'ex premier ha un'idea molto vaga di che cosa contenga il pacchetto di norme conosciuto con quella definizione. Non potendosi definire leader della coalizione, si rassegna a chiamarsi coordinatore: l'importante è non apparire numero due rispetto a Matteo Salvini.

Inutile dire come le parole di Berlusconi abbiano immediatamente dato il via ad una serie di reazioni che, da ogni dove, non si sono fatte attendere. "L'innalzamento dell'età pensionistica ha un senso ma non credo che sia giusto farlo da subito". Berlusconi non li molla e, dopo averli definiti "il pericolo più grave per l'Italia", prende di mira proprio i cosiddetti candidati civici: intellettuali, artisti, professori che simpatizzano per il M5S e che Di Maio sta cercando di convincere per traghettare il Movimento dall'attivismo ribelle al la maturazione in forza credibile per il governo.

Dello stesso avviso anche Gianluca Salford e Marco Protopapa, analisti di JPMorgan che in una nota dipingono come probabile uno scenario di larghe intese tra Democratici e Forza Italia, stimando questa possibilità al "60 per cento contro il 15 per cento di una nuova elezione".