Ancora guai in tribunale per Rossi, ex custodi vogliono 114mila euro

Ancora guai in tribunale per Rossi, ex custodi vogliono 114mila euro

I due coniugi hanno lavorato per dieci anni nella villa di Tavullia, fino a quando quest'ultima è stata di proprietà della società Domus Mea, che ha il legale rappresentante in Graziano Rossi, padre di Valentino.

Questa volta a "trascinare" il 9 volte iridato davanti alla sbarra del giudice sono i due ex-custodi della villa del pesarese. Nel 2016 la società si è sciolta e l'unico socio rimasto, ossia Valentino Rossi, ne è diventato unico proprietario.

La coppia, a quel punto, ha deciso di rivolgersi ad un legale per chiedere un risarcimento al nove volte campione del mondo: per la precisione, circa 114 mila euro, una cifra che deriva dalla somma di sei mesi di indennità (calcolata sullo stipendio mensile di 2600 euro di Victor e di 1600 euro di Jigan) e di cinque anni di straordinari non pagati, per circa 89 mila euro.

Il legale ha poi descritto il lavoro che i due ex-custodi facevano nella villa, cioè accudire l'esterno, quindi: lavori di cura di parchi e giardini e la piscina, oltre a tutti i lavori di manutenzione ordinaria e dell'impianto di sicurezza della villa.

Il legale dei coniugi moldavi Mario Del Prete ha raccontato così la vicenda, in esclusiva al Resto del Carlino: "Ho chiesto al giudice di interrogare Valentino Rossi perché confermi di aver detto nel 2006, al signor Untu di espletare tutto il lavoro necessario per il buon mantenimento e conservazione del complesso come se fosse casa sua".

Gli avvocati della famiglia Rossi, negano le accuse sostenendo che il loro assistito non abbia mai richiesto gli straordinari, viste le sue lunghe assenze per motivi lavorativi. Gli avvocati, inoltre, contestano che i lavori di manutenzione siano stati fatti dai custodi, depositando una lista di ditte e fatture per tutti i lavori svolti in quegli anni. Una questione spinosa la cui prima udienza è fissata venerdì 12 gennaio davanti al giudice Maurizio Paganelli.