Italia, allarme povertà: ISTAT, 18 milioni di italiani a rischio

Italia, allarme povertà: ISTAT, 18 milioni di italiani a rischio

Una nuova ricerca Istat mette di fronte all'Italia uno scenario davvero preoccupante.

Il Mezzogiorno resta l'area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015).

Lo rileva l'Istat, con riferimento a dati del 2015 e a cosiddetto indice di Gini (pari allo 0,331 contro lo 0,307 europeo).

Nel corso dell'anno 2016 c'è stata un'importante e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie.

Si aggrava il rischio di poverta' o esclusione sociale anche per coloro che vivono prevalentemente di reddito da lavoro autonomo o di reddito da pensioni e/o trasferimenti pubblici (+2,9 punti percentuali per entrambe le tipologie di reddito), in concomitanza all'incremento della bassa intensita' lavorativa per la seconda tipologia.

L'atto sottoscritto oggi si inserisce nel quadro delle azioni intraprese dall'Amministrazione per migliorare azioni di contrasto alla povertà e per rafforzare la rete delle varie realtà presenti sul territorio impegnate a dare vita a condizioni di inclusione sociale, nonché a sviluppare azioni per accrescere e monitorare i progetti, a livello individuale, promossi attraverso il reddito di inclusione.

Al Sud e nelle Isole quasi la metà dei residenti, 46,9%, è a rischio povertà o esclusione sociale. Gli ultimi dati dell'Istat segnano un peggiramento nella situazione generale del paese rispetto all'anno precedente quando la quota eta pari al 28,7%. La percentuale di persone che vivono in nuclei familiari a bassa intensità lavorativa è invece cresciuta dall'11,7% al 12,8%. Nel 2016 si calcolano ben 18 milioni di persone a rischio povertà o esclusione sociale. Nel 2016 gli obiettivi prefissati sono ancora lontani: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto. Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione permane in tale condizione. L'analisi dell'Istituto ha evidenziato come il reddito netto medio annuo per famiglia ammonti a 29.988 euro (2.500 euro al mese, ma attenzione, stiamo parlando di media). Tuttavia, rimane su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili).

Si tratta di una ripresa ciclica più anni di flessione pronunciata.

Secondo l'istituto di statistica, in Italia i poveri sono in aumento mentre i ricchi riescono a catalizzare nelle loro tasche sempre più introiti, allargando la forchetta rispetto alle classi medie (che, a questo punto, stanno sempre più scomparendo). "Ciò è dovuto in particolare all'elevata incidenza del rischio di povertà e della grave deprivazione, che per le famiglie numerose è pari rispettivamente a 34,4% e 17,7%". Distribuzioni del reddito più squilibrate ci sono in Portogallo (0,339), in Grecia (0,343) e in Spagna (0,345).