I motivi interni dietro la decisione di Trump su Gerusalemme

I motivi interni dietro la decisione di Trump su Gerusalemme

Un piccolo gruppo di truppe Usa, intanto, è stato riposizionato per essere più vicino a paesi che presentano timori di disordini in seguito all'atteso annuncio del presidente Donald Trump del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele e l'indicazione di voler spostare nella città da Tel Aviv l'ambasciata americana. Trump, forse spinto anche dal desiderio di distrarre i media da preoccupazioni interne, come l'affare con la Russia, ha agito in maniera totalmente diversa da tutti i suoi predecessori.

La decisione di Trump per i palestinesi significa l'allontanamento della prospettiva di veder riconosciuta Gerusalemme est come capitale di un futuro stato palestinese indipendente. "Gerusalemme capitale è il riconoscimento della realt°".

Le autorità palestinesi hanno proclamato lo sciopero generale in Cisgiordania, a Gerusalemme est e a Gaza per protesta contro le decisione del presidente Usa Donald Trump su Gerusalemme.

Gerusalemme è sempre stata al cuore di qualsiasi processo di pace. E, al contempo, con un atteggiamento di disappunto da parte degli altri capi di Stato delle Nazion Unite, da Emmanuel Macron che ha etichettato il tutto come "deplorevole" a Paolo Gentiloni, il quale ha chiesto di insistere "sul processo di pace basato sui due Stati, Israele e Palestina". Insomma, a che gioco sta giocando il presidente degli Stati Uniti? Yitzhak Rabin, primo ministro israeliano e Nobel per la pace, non è stato ucciso da un cristiano, da un musulmano, da un indù, ma da un ebreo. Le parole del Tycoon hanno riacceso la polveriera mediorientale, mettendo a rischio di colpo i già fragili equilibri che il governo di Benjamin Nethanyahu ha tenuto in piedi con il governo palestinese di Abu Mazen.

Nessuna contropartita per i palestinesi In secondo luogo, pur insistendo sulla necessità di un accordo di pace tra israeliani e palestinesi, il presidente americano non ha tuttavia fatto alcuna allusione a dei potenziali benefici - contropartite - che potrebbero arrivare ai palestinesi dopo questa decisione su Gerusalemme.

"Gerusalemme è città santa per cristiani, ebrei e musulmani" ha detto Papa Francesco invitando a evitare "nuove tensioni in un mondo già segnato da tanti conflitti": "Non posso tacere la mia profonda preoccupazione per la situazione che si è creata negli ultimi giorni e nello stesso tempo rivolgere un accorato appello affinché sia impegno di tutti rispettare lo status quo della città". "Trump - sostiene Fabbri - lo ha segnalato apertamente ieri nel suo discorso: ha specificato che, a suo avviso, questa sua decisine non rappresenta il termine ultimo dei negoziati, ma anche, al contrario, l'avvio degli stessi. E gli Stati Uniti continuano a sostenere la soluzione dei due Stati". Una piena legittimazione per lanciare un messaggio ai palestinesi e a chi supporta la loro causa: Gerusalemme è la capitale dello Stato di Israele.

Non si fa attendere neanche la reazione del leader supremo dell'Iran Ali Khamenei, il quale bolla la decisione dell'amministrazione Trump come un "segno di incompetenza e fallimento. - assicurando - La Palestina sarà libera e i palestinesi vinceranno". Per il Governo israeliano, invece, Gerusalemme è la capitale una e indivisibile.

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