Crac Etruria, il giorno di Bankitalia: Barbagallo all'audizione in commissione

Crac Etruria, il giorno di Bankitalia: Barbagallo all'audizione in commissione

Per la Banca d'Italia nell'estate del 2014 la Popolare di Vicenza era ancora "una banca nella media" e aveva tutte le potenzialita' per esaminare l'opzione del matrimonio con Banca Etruria che pero' una volta portato avanti "sicuramente non sarebbe stato autorizzato".

Ma perché ciò accada è indispensabile la collaborazione degli organi aziendali: "Gli azionisti di maggioranza devono consentire che la banca diventi contendibile se non hanno risorse sufficienti per sostenerla; l'assemblea dei soci deve sostituire con soggetti adeguati gli organi amministrativi e di controllo che si rivelino inadatti; il Consiglio di amministrazione e il Collegio sindacale devono intervenire sulla Direzione quando le criticità sono ascrivibili a quest'ultima".

Barbagallo durante l'audizione del 12 dicembre ha ricordato che l'accertamento della Banca d'Italia a novembre 2014 si è concluso con un giudizio "sfavorevole", da cui emerge "una situazione patrimoniale gravemente deficitaria rispetto ai requisiti minimi: i crediti deteriorati sono pari al 42,4 per cento del totale degli impieghi".

Secondo Barbagallo, "nella nostra esperienza sono minoritari i casi in cui tutti i livelli di responsabilità aziendali si mostrano refrattari a sanzioni, raccomandazioni e prescrizioni della Vigilanza". Anche in questo caso vengono prese in considerazione sia le possibili mancate comunicazioni da parte dei consiglieri sia le possibili mancate comunicazioni tra Consob e Bankitalia, a causa delle quali non sarebbero emersi con chiarezza i rischi che correva la banca aretina. In sostanza, i gravi problemi della banca veneta vennero inizialmente fuori solo al termine del comprehensive assessment, un processo durato 10 mesi - da gennaio a ottobre 2014 - condotto in nome della bce ma da ispettori di Via Nazionale. Com'è noto l'operazione non è mai stata neppure formalizzata. Profili mai portati a conoscenza della Consob, nè del mercato.

Parlando dell'insufficiente risposta del management delle 4 banche Barbagallo ha precisato che "i rafforzamenti patrimoniali non si sono talvolta nemmeno realizzati; i ricambi degli esponenti di vertice non ne hanno migliorato i comportamenti; la pervicace difesa dell'autonomia ha scoraggiato la ricerca di potenziali acquirenti". L'Istituto, è quella post-risoluzione, ripulita dalle sofferenze dopo il burden sharing che ha azzerato molti obbligazionisti'. Anche il rapporto con la Consob, a suo parere, ha funzionato come doveva. Certo le date contano, ha fatto capire il capo della Vigilanza. E poi in maniera più conclamata con l'ispezione del 2015.

La Commissione sulle banche torna a essere un luogo di scintille tra autorità.

Dunque, come riscontrato nelle altre banche in crisi, ha sottolineato, "le insufficienze della governance si sono tradotte in una scadente qualità del credito, che ha risentito di cattiva organizzazione, pratiche inadeguate, violazioni di norme e regolamenti".