Birmania, la strage infinita dei Rohingya: 6.700 morti in un mese

Birmania, la strage infinita dei Rohingya: 6.700 morti in un mese

Il dramma dei Rohingya condensato in un rapporto di Medici Senza Frontiere che dà i contorni della tragedia che sta colpendo la minoranza musulmana in Myanmar. "In un solo mese 6.700 Rohingya hanno perso la vita colpiti da armi da fuoco (69% dei casi negli adulti; 59% nei bambini), bruciati vivi nelle loro case (9% negli adulti; 15% nei bambini), per violenti percosse (5% negli adulti; 7% nei bambini) e a causa dell'esplosione di mine (2% nei bambini)".

Secondo Medici Senza Frontiere, in un mese di violenze con l'esercito del Myanmar ne sono morti 6700, più del 10% erano bambini minori di 5 anni: ecco chi sono i Rohingya, i profughi che non vuole nessuno. "Abbiamo incontrato e parlato con i sopravvissuti alle violenze in Myanmar, che adesso si trovano nei campi sovraffollati e con carenze igieniche e sanitarie in Bangladesh", ha spiegato il direttore medico dell'organizzazione Sidney Wong.

La stima di almeno 6.700 morti in appena un mese di violenze, pubblicata oggi da Msf, è la più alta da quando lo scorso 25 agosto è iniziata la repressione della minoranza musulmana e la crisi dei rifugiati con la fuga di oltre 620mila Rohyngya in Bangladesh in tre mesi.

Secondo l'ong, il numero dei morti è probabilmente sottostimato visto che non è stato possibile fare indagini in tutti i campi profughi in Bangladesh e tra i Rohingya ancora presenti in Myanmar. Per Wong, "la firma di un accordo per il ritorno dei Rohingya tra i governi di Myanmar e Bangladesh è prematura". Tanto che Papa Francesco, nella sua recente visita nelle zone, senza mai chiamarli per nome, ne ha fatto esplicito riferimento: "Il futuro del Myanmar - ha spiegato il Pontefice - dev'essere la pace, una pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di ogni membro della società, sul rispetto di ogni gruppo etnico e della sua identità, sul rispetto dello stato di diritto e di un ordine democratico che consenta a ciascun individuo e ad ogni gruppo - nessuno escluso - di offrire il suo legittimo contributo al bene comune".