Arrestato a Genova estremista dell'Isis

Arrestato a Genova estremista dell'Isis

Era stato arrestato ad agosto per maltrattamenti, ma oggi il gip del tribunale di Genova Nadia Magnini ha emesso un'ordinanza di custodia in carcere per il 29enne.

LE INDAGINI - La genesi dell'indagine risale a giugno quando "la nostra intelligence aveva acquisito informazioni" sull'uomo, "allora sconosciuto all'Antiterrorismo, quale 'esponente di rilievo' dell'Isis, ritornato in Europa 'con l'obiettivo di addestrare altri membri dello Stato Islamico alla fabbricazione e all'utilizzo di esplosivi'". L'individuazione nel nostro Paese dell'estremista marocchino - fa sapere la Questura, in una nota - è giunta all'inizio del mese di agosto 2017, quando un equipaggio della Volante soccorse a Genova una ragazza incinta, poi rivelatasi la compagna del Benamir, vittima della violenza cieca dello straniero, dopo poco arrestato dalla Polizia.

L'arresto sarebbe soltanto la punta dell'iceberg del lavoro svolto da un network investigativo internazionale che ha visto gli uffici antiterrorismo della polizia di Stato raccordare contributi dell'Aisi, della polizia olandese, di Europol e dell'Fbi.

Si è appena conclusa la prima tranche di un'importante operazione, denominata convenzionalmente Over the Web, con cui la Digos di Genova e il Servizio Contrasto dell'Estremismo e del Terrorismo Esterno della Dcpp/Ucigos ritengono di aver individuato e neutralizzato a Genova un estremista marocchino pronto a mobilitarsi per la causa dello Stato Islamico. "Insieme ad istruzioni per azionare ordigni esplosivi con vecchi cellulari, uno dei quali in suo possesso, sono stati infatti rinvenuti video di azioni suicide e 'testamenti' di attentatori prima di immolarsi, oltre a tracce di comunicazioni effettuate tramite WhatsApp, che lasciano supporre l'esistenza di un 'mandato' che l'indagato avrebbe dovuto assolvere in Italia".

Dalla stessa ordinanza emerge inoltre che Nabil Benhamir era in attesa di ricevere istruzioni per "azioni operative da compiere".

L'interlocutrice risponde con toni preoccupati: "Specificami di cosa stai parlando".

Per i fondamentalisti islamici, hanno spiegato gli inquirenti, l'uso di questi termini è rivolto a quelle persone che "stanno per incontrare Dio" e viene pronunciato all'indirizzo di jihadisti e martiri: "Tali conversazioni si saldano in maniera inquietante con il 'bando di arruolamento' tra le file dello Stato Islamico rinvenuto nella memoria cache dello smartphone". Secondo il giudice, la locuzione "ha chiamato il Chiamante" riprende la Sura coranica Al Imran versetto 139.