Blitz in enclave Cosa nostra, 17 arresti

Blitz in enclave Cosa nostra, 17 arresti

Sono diciassette gli arrestati nell'ambito dell'operazione che ha decimato il clan di Borgo Vecchio, a Palermo; il popolare quartiere a due passi dal centro storico del capoluogo siciliano, è uno dei più a rischio dove la criminalità ha spesso trovato linfa grazie alla povertà di tante famiglie. L'inchiesta portata avanti in queste ore ha inoltre fatto individuare gli autori di una rapina avvenuta la sera del 26 giugno 2011, in un'abitazione del rione Borgo Vecchio, in cui la vittima fu ferita da colpi d'arma da fuoco: quel reato non era stato "autorizzato" e, quindi, i responsabili erano stati poi aggrediti fisicamente dagli esponenti del mandamento mafioso di Porta Nuova e dagli stessi vertici della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio.

Un 16enne usato per recuperare il pizzo.

.

In particolare, grazie al rinvenimento del "libro mastro" e l'acquisizione di numerose prove, sono state ricostruite 14 estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti di Borgo Vecchio, costretti a versare somme di denaro per evitare ritorsioni che, in alcuni casi, sono avvenute e sono state documentate dai militari.

Il nuovo reggente del clan.

.

Le indagini hanno altresì evidenziato il ruolo che era arrivato a ricoprire all'interno del clan Elio Ganci. Quest'ultimo avrebbero ottenuto il consenso a guidare il gruppo criminale da parte dei fratelli Domenico e Giuseppe Tantillo, certi dell'arresto nel 2015 a seguito della testimonianza di un pentito.

Ganci allora si è avvalso di suoi uomini fidati delegandoli a provvedere al sostentamento economico dei familiari dei detenuti, le estorsioni e il controllo della piazza di spaccio.

Sequestrate anche diverse attività commerciali riconducibili a Cosa nostra, intestate a prestanome ed avviate, in diversi punti della città, mediante il riciclaggio di proventi illeciti.

"Nel corso degli anni Cosa nostra ha mutato pelle e diversificato i propri affari - ha commentato il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, il colonnello Antonio Di Stasio - continua a essere colpita duramente con l'attività repressiva delle forze dell'ordine e della magistratura e oggi appare indebolita, ma sempre viva e impegnata, anche attraverso il 'pizzo', nella ricerca quotidiana e ossessiva di denaro".