Referendum Catalogna, interviene la Guardia Civil. La folla grida: "repressione franchista"

Referendum Catalogna, interviene la Guardia Civil. La folla grida:

Fuori da tutti i seggi rimasti aperti grazie all'occupazione di tanti elettori, si sono presentate migliaia di persone sin dalle 5 del mattino. Intervistato dal quotidiano Ara, alla domanda se sia a favore di una dichiarazione unilaterale, il leader catalano ha detto che "tutti capiscono che le grandi decisioni devono essere concordate" e che si dovrebbe perseguire una "agenda politica per attuare i risultati" che sia "ragionevole, realistica ed efficace" per fare sì che quanto ottenuto con il referendum del 1 ottobre "non si perda" e "non si rovini" nei giorni successivi.

Turull ha aggiunto che 400 seggi, corrispondenti a 770 mila elettori, sono stati chiusi dalla polizia spagnola nel giorno del voto, e che in molti casi gli agenti hanno sequestrato le urne.

Chi pensava a un'accelerata del governo catalano viene, però, smentito, almeno per ora.

Fino al caso del Kosovo, la cui autoproclamata indipendenza è così giuridicamente controversa che tuttora, quasi vent'anni dopo, molti paesi di tutto il mondo e diversi paesi dell'Unione europea, fra cui, non a caso, la Spagna, non la riconoscono. Vorrei proteste contro i poveretti costretti a imparare il dialetto catalano (il sardo è una lingua, il catalano è un dialetto) per poter insegnare nelle scuole o nelle università: vorrei sapere quanti degli indignati di oggi sarebbero disposti ad accettare l'obbligo dell'esame di lingua lombarda per poter insegnare a Milano. Il prefetto spagnolo in Catalogna Enric Millò - di cui il governo catalano ha chiesto "le immediate dimissioni" - ha definito "una farsa" il referendum e ha affermato che "siamo stati costretti a fare quello che non volevamo fare". Solo "alcuni locali sono stati occupati". La passività dei Mossos ha indignato Madrid che ha reagito mobilitando la polizia nazionale. Il governo di Madrid dice ora di voler escludere come interlocutori il presidente e il vicepresidente catalani Carles Puigdemont e Oriol Junqueras, perche' "parleranno con i tribunali". In effetti, questo rallentamento, racconta un dirigente della coalizione indipendentista, non va letto come uno stop: "Stiamo cercando il momento migliore, il Parlamento si potrebbe riunire nel fine settimana". E l'unico risultato è che si ingrossano le fila dei catalani che vogliono votare. Le prime mosse dei due avversari saranno decisive. Ma Puigdemont e Junqueras non escludono un tempo di riflessione. Domani, insisteva Rajoy "non si voterà".

La crisi di oggi comincia allora e non condivido il tentativo di restringere le ragioni dei catalani a motivazioni puramente egoistiche, per "tenersi i soldi" o per rispondere alle accuse di corruzione, che toccano esponenti importanti del fronte nazionalista: anche perché succede esattamente lo stesso per decine di responsabili popolari (e socialisti) in galera un po' ovunque in Spagna.

I referendum, specie quelli per l'indipendenza, sono strumenti strani, difficili da maneggiare e che suscitano reazioni contraddittorie.