Legge sui fallimenti d'impresa: cosa cambia con la riforma approvata dal governo

Legge sui fallimenti d'impresa: cosa cambia con la riforma approvata dal governo

"L'impianto della normativa che riguarda il fallimento risale ancora al 1942 con un meccanismo distorto che ha macinato in questi anni molte risorse sia imprenditoriali che di beni materiali".

La liquidazione giudiziale Meccanismi di allerta per impedire alle crisi aziendali di diventare irreversibili e ampio spazio agli strumenti di composizione stragiudiziale per favorire le mediazioni fra debitori e creditori per gestire l'insolvenza.

"Il 'fallito' non sarà più tale, senza più lo stigma che sinora lo ha accompagnato", ha dichiarato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

"Si tratta di un contributo importante che guarda a un'economia più sana e mirata alla crescita", ha detto il premier Paolo Gentiloni a commento dell'iter conclusivo della legge. Saranno rafforzati anche i poteri del curatore che potrà accedere più facilmente alle banche dati della Pa, potrà promuovere le azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali e si vedrà affidata la fase di riparto dell'attivo tra i creditori.

Viene introdotta l'allerta preventiva, attivabile su richiesta dell'imprenditore (che in questo caso avrà diritto, come premio, alla non punibilità penale in caso di danni leggeri), o dell'ufficio dal Tribunale dopo l'istanza dei creditori pubblici. In caso di procedura su base volontaria, il debitore sarà assistito da un apposito organismo istituito presso le Camere di commercio e avrà 6 mesi di tempo per raggiungere una soluzione concordata con i creditori. Se la procedura è d'ufficio, per azione dei creditori pubblici, il giudice convocherà immediatamente, in via riservata e confidenziale, il debitore e affiderà a un esperto l'incarico di risolvere la crisi trovando un accordo entro sei mesi con i creditori.

Inoltre, sarà prevista una procedura unitaria per la trattazione della crisi e dell'insolvenza di gruppi di imprese, con obblighi di collaborazione e reciproca informazione a carico degli organi procedenti.

La riforma introduce criteri puntuali che dovranno essere presi in considerazione dal Governo per la definizione delle nuove competenze territoriali, come il numero delle imprese iscritte nel registro delle imprese, la popolazione residente nel territorio compreso nel circondario del tribunale, il numero dei giudici professionali previsti nella pianta organica, il numero delle procedure concorsuali sopravvenute e definite nel corso degli ultimi cinque anni.

Avranno sempre priorità le proposte che assicurano la continuità aziendale, mentre la liquidazione giudiziale sarà solo l'ultimo approdo.

Il ddl modifica innanzitutto il lessico, prevedendo la sostituzione del termine "fallimento", con tutti i suoi derivati, con l'espressione "liquidazione giudiziale". Riformato il concordato preventivo, con la liquidazione dell'azienda in grado di pagare almeno il 20% dei creditori. Il giudice competente sarà individuato in base alle dimensioni e alla tipologia delle procedure concorsuali, assegnando in particolare quelle relative alle grandi imprese al tribunale delle imprese a livello di distretto di corte d'appello. "Lo stesso limite del 60% dei crediti per l'omologazione degli accordi di ristrutturazione dovrebbe essere rivisto dai decreti legislativi di attuazione".