Ilva, scontro tra Governo e Am

Ilva, scontro tra Governo e Am

"L'industria dell'acciaio è molto importante all'interno di una comunità perché ha un impatto importante su tante cose, sui tanti posti di lavoro e quindi dal punto di vista economico e strategico riveste un'importanza di grande rilievo e noi prendiamo questa responsabilità molto seriamente, è qualcosa che sappiamo di dover gestire su base quotidiana e sui cui dobbiamo eccellere".

Anche se quest'ultimo tema non era oggetto specifico dell'incontro di oggi, come ricorda Repubblica il problema c'è e lo ricordano tutti i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil: si tratta di "7.603 lavoratori e lavoratrici dell'indotto, dipendenti di circa 346 aziende, autorizzati tutte le mattine, pomeriggi e notti a presentarsi presso la portineria Imprese (sulla strada provinciale per Statte) per iniziare la loro avventura nello stabilimento". "Di conseguenza, è vitale che l'implementazione del nostro piano non venga ritardata" aggiunge la società. Comprendiamo l'importanza dei livelli occupazionali per il Paese e infatti abbiamo mostrato flessibilità aumentando il numero degli occupati a 10.000 rispetto alla nostra offerta originaria. L'ArcelorMittal - fanno sapere alcune fonti vicine alla cordata Am InvestCo - "è rimasta sconcertata" dalla decisione presa dal ministro Calenda di non aprire il tavolo, sottolineando che la decisione è stata "del tutto inattesa".

Il documento di avvio della procedura, datato 6 ottobre, mette nero su bianco che "Am intende assumere 10mila lavoratori, restando inteso che non vi sarà continuità rispetto al lavoro intrattenuto" dai dipendenti precedentemente "neanche in relazione al trattamento economico e all'anzianità". Lo ha detto l'Ad Europa di Mittal, Aditya Mittal, al forum Conftrasporto di Cernobbio, all'indomani dello sciopero dei lavoratori dell'Ilva e dello stop del governo alla trattativa, giudicata irricevibile dal ministro Calenda, sulle condizioni contrattuali proposte dal gruppo e i 4000 esuberi prospettati. In questo caso però secondo i sindacati, i lavoratori perderanno le garanzie dell'articolo 18 perché saranno riassunti con il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act. Ora toccherà ai sindacati trattare per riuscire a mantenere i livelli retributivi.