Gioco d’azzardo, un’industria in crescita che preoccupa lo Stato

Gioco d’azzardo, un’industria in crescita che preoccupa lo Stato

In un’epoca di crisi, generalmente, il settore del divertimento è fortemente penalizzato. Non è stato così per la realtà italiana, almeno per quanto riguarda il gioco d’azzardo. Le scommesse sono rimaste un’abitudine diffusa nel nostro Paese, in cui la tradizione è comune a diverse fasce d’età. Con risultati anche abbastanza spiacevoli in termini di dipendenza, tanto che lo Stato si è sentito chiamato in causa nel ridurre la quantità di puntate.

Gli ultimi dati pubblicati su Liguria Planet parlano di una filiera in grado di muovere 88,2 miliardi di euro, una cifra impressionante in questo periodo. Le specialità più apprezzate sono quelle che si possono giocare nei mini-casinò: le new slot raccolgono 26 miliardi di euro, le videolottery 22. Più indietro i giochi di carte, che possono essere praticati quasi esclusivamente online e nei quattro grandi casinò italiani. Insieme formano un volume di gioco di 12 miliardi di euro, con prevalenza del poker ma un risveglio del blackjack da prendere in considerazione. Non perdono terreno le lotterie e i gratta e vinci, a quota 9 miliardi, mentre il lotto si ferma a 7. Sorprende il risultato “modesto” delle scommesse a base sportiva, 6 miliardi di euro. Per quest’ultima specialità potrebbe tuttavia essere decisivo il ruolo dell’online, in continua crescita.

Sono stati 821 milioni gli euro giocati dagli italiani nel 2015. Il settore ha fatto registrare un incremento del 13% rispetto all’anno precedente, confermandosi l’industria del divertimento con maggiore sviluppo. Per rendere l’idea, i videogame si sono fermati a un +4% e il calcio a un +3%. Diversi siti stanno studiando soluzioni efficaci per portare il gioco su internet, consapevoli dell’importanza di dare agli utenti un casinò digitale su cui divertirsi. Le proiezioni vedono il gioco in rete avvicinarsi in modo considerevole entro il 2020, per poi tentare il sorpasso nel quinquennio successivo. Potrebbe giocare a favore di questa previsione l’atteggiamento assunto dallo Stato italiano negli ultimi mesi, con un’evidente volontà di limitare la raccolta nazionale.

Fino a un paio di anni fa infatti erano soltanto gli enti locali a porre dei limiti all’avanzata del fenomeno gambling. La necessità era stata resa evidente da alcuni numeri sul gioco d’azzardo patologico, secondo cui sarebbero circa 800.000 i giocatori italiani a rischio ludopatia. Un numero impossibile da ignorare, anche per le segnalazioni dei cittadini in aumento. Il governo centrale pare però avere intenzione di iniziare ad applicare il pugno duro nei confronti della filiera, con l’intento di avere maggiore controllo e meno possibilità di scommettere. Provvedimenti come il distanziometro e la limitazione degli orari d’apertura potrebbero essere estesi a livello nazionale in breve tempo, modificando in modo sostanziale la struttura del settore. La novità più importante dovrebbe riguardare il numero di slot machine, che dovrebbero scendere da 420.000 a circa 250.000 entro la fine del 2018. Un taglio drastico, che dimostra la volontà di arginare il fenomeno. Attenzione però, perché come ipotizzato in precedenza l’indebolimento del live può anche avere effetti collaterali importanti, come lo spostamento dell’utenza verso internet o il ritorno del mercato illegale. Tutte ipotesi non così difficili da immaginare, in un settore che, piaccia o meno, continua a spostare una quantità spaventosa di denaro.